Milano Design Week: gli elettrodomestici che valeva davvero la pena vedere.

All’interno del Salone del Mobile e della Milano Design Week, un anno sì e uno no, c’è Eurocucina, la fiera dedicata a tutte le novità dell’arredamento cucina e relativi elettrodomestici.

Ma quest’anno, come vedete ho tardato più del solito a raccontarvela: c’era veramente troppa roba! Le dimensioni di questo evento stanno diventando sempre più grandi e le cose da vedere, tantissime.  Ho pensato di mostrarvi gli elettrodomestici che mi hanno colpita di più.

I prodotti a cui mi avvicinavo rientravano sempre in queste categorie:

  1. Quelli che costano una fucilata ma valgono i soldi che costano.                       .
  2. Quelli che ne compreresti uno per colore.
  3. Quelli di design che ti fanno venire il dubbio su cosa sono realmente.
  4. Quelli iper connessi.
  5. Quelli strani forte.

Cominciamo.

MIELE 

 “Quelli che costano una fucilata ma valgono i soldi che costano”.

Il commento di mia madre al video del filetto di salmone cotto solo per metà: “Faceva così anche il mio vecchio forno. E’ per quello che l’ho cambiato.”

Mamma, non capisci un tubo.

Il Dialog Oven è la vera novità di Eurocucina 2018: un metodo di cottura diverso dagli altri perchè utilizza la cosiddetta cottura volumetrica.  Semplificando, si può dire che è un forno dotato di un modulatore che genera onde elettromagnetiche in una specifica gamma di frequenze e le distribuisce nel vano cottura tramite due sensori.  Queste frequenze forniscono un feedback sulla quantità di energia assorbita dal cibo, che viene dunque modulata di conseguenza. In questo modo, ingredienti con differenti tempi di cottura possono essere disposti insieme su una teglia ed essere cotti alla perfezione esattamente nello stesso tempo e  la durata di cottura si accorcia fino al 70% rispetto ai metodi convenzionali. È tutta questione di chimica: le molecole nel cibo sono disposte in modi diversi e cambiano la loro disposizione durante la cottura, in base a questa modulazione i sensori comunicano al sistema la quantità di onde elettromagnetiche necessaria a completare la cottura. Il cibo viene cotto in modo “volumetrico” e quindi omogeneo: un filetto di carne, ad esempio, viene rosato uniformemente dai bordi fino al centro. Cosa assai difficile in un forno convenzionale, dove il calore cuoce sempre dall’esterno verso l’interno, consegnando spesso una carne perfetta al centro ma troppo cotta sui bordi.

E’ chiaro che non è un forno per chi cucina poco ma un prodotto dedicato ad appassionati, che vogliono raggiungere risultati da ristorante gourmet anche a casa. E per questo forno, Miele parla proprio di   “unità gourmet”,  calcolando il valore di una unità gourmet come un kilojoule, riferendosi alla quantità di energia da trasmettere al cibo, mentre per “intensità” definisce quanto velocemente gli alimenti devono assorbire questa energia.

Difficile? Sicuramente Miele organizzerà formazione ed eventi dedicati per farvelo conoscere meglio. Voglia di sperimentare, buona volontà e tanta passione per la cucina dovranno però essere le caratteristiche fondamentali di chi lo vorrà come compagno di brigata tra i fornelli.

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SMEG

” Quelli che ne compreresti uno per colore” 

Come quando entri da Zara, trovi un paio di pantaloni che ti stanno bene e decidi di comprarli in tutte le tonalità.

Entro nello stand e faccio slalom tra russi, arabi e giapponesi intenti a fotografare i famosi frigoriferi “Fab” della linea anni ’50. I frigoriferi più amati del mondo sono stati rivisitati con nuove colorazioni, lucide e opache ma soprattutto è stata aumentata la capacità, migliorate le finiture interne e la classe energetica, fino ad arrivare ad A+ .

Sfido chiunque a non volerne uno per colore da mettere in ogni maledetta stanza della propria casa ideale.

Assieme alle cucine ” Portofino” , che io vorrei subito per la mia casa dei sogni!

Una perfetta linea di design per un modello di cucina a gasin 8 diversi colori e, per l’Italia, in due configurazioni: forno pirolitico con piano a gas, forno multifunzione con piano a gas. La linea estetica Portofino comprende anche la cappa aspirante a parete perfettamente coordinata ed è stata realizzata in modo da poter essere collocata sia a libero posizionamento, che in versione “Slot-in”, ovvero integrata in una cucina, come fosse ad incasso. Questo è possibile grazie all’allineamento perfetto tra superficie di cottura e apertura del forno, senza pericolo di rovinare la mobilia.

I modelli esposti al Salone del Mobile erano la versione studiata per il mercato americano e la loro caratteristica principale è la dimensione: sono ENORMI. Misurano un metro e venti di lunghezza e visto anche il loro incredibile assorbimento energetico di quasi 12 kw, in Italia dovremmo aver bisogno di un generatore elettrico in giardino per farle funzionare. Il piano cottura non è semplicemente a gas e il forno non è semplicemente un forno: anzi.  Sfruttando le dimensioni, Smeg ci da la possibilità di tre diversi sistemi di cottura, combinando piano gas, induzione, piastra teppanyaki o grill. I forni in realtà possono essere anche due, uno più grande e uno di minore capacità, credo anche per rispondere alla annosa questione del “non accendo il forno per questa minima cosa, né la scaldo al microonde perché sennò mi si ammoscia tutta”.

Beati gli americani, in questo caso.

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FABER“Quelli di design che ti fanno venire il dubbio su cosa sono realmente.”

“E’ una cappa? Ma se sembra un televisore!”

In effetti appena ci sono passata a fianco , questa è stata la prima cosa che ho pensato.

Sembrava un televisore sopra a un piano cottura e ho subito pensato alle enormi problematiche che avrebbe potuto avere una soluzione simile. Invece era una cappa a parete di nuova generazione.

Una cappa a parete “flat”, Faber la aveva già creata con Talika e il sistema aspirante Nautilus ma con Twice, il design e le performance hanno fatto un’ulteriore passo avanti. Il  vetro con cui è stata realizzata è un elemento in più per renderla maggiormente simile a un “touch screen”.  Parlando di caratteristiche tecniche, la novità è  la tecnologia Aries, che prende il nome dalla forma del diffusore interno dei motori, che ricorda la testa di un ariete. Grazie alla potenza di due motori brushless, Aries aggiunge performance di oltre 700 m3 di capacità aspirante, abbattendo anche la rumorosità. Tutto questo permette alle cappe della serie Vertical  di raggiungere la classe energetica A+, livello che per questo elettrodomestico è sempre stata una chimera. Minimo ingombro, bassa rumorosità anche al massimo della potenza e impatto estetico molto limitato nell’ambiente cucina, perchè si integra perfettamente con qualsiasi arredamento, anche nella versione silver.

Magari non sarà facilissima da pulire ma non esiste nulla che possa levarci questa incombenza, quindi evitate solo di avere le mani unte quando dovete aprirla per aumentare la potenza.

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AEG 

“Quelli iper connessi”

Il piano cottura per quelle come me: quelle disorganizzate, che vogliono mangiare sano e in fretta e finisce che bruciano tutto. Ah ma gli schermi touch li sappiamo usare bene.

Partendo dal presupposto che stiamo parlando di piano a induzione.

Induzione perchè lo sbatti di pulire il gas non fa per me, mentre dare una passata sul piano a induzione ci metto cinque secondi e me la sono anche già messa via che basta un granello di sale per poterlo graffiare. Infatti io in cucina il sale non lo uso, tiè.

In  breve, il piano imposta da solo la temperatura perfetta e monitora costantemente il livello di cottura: basta selezionare sul display touch a colori integrato, il tipo di alimento da cucinare e di cottura desiderata. Il piano attiverà autonomamente il programma di Cottura Assistita più adatto e grazie alla tecnologia SenseCook Fry riconoscerà in maniera automatica la pentola, suggerendo il momento ideale per iniziare a cuocere, impostando la temperatura ottimale per ogni varietà di alimento, monitorando in maniera precisa e costante il livello e le fasi di cottura.

Disponibile in due modelli, di dimensioni da 60 o 80 cm, il piano MaxiSense in vetro nero bisellato è composto da 4 zone cottura ed è dotato di un’area che permette l’utilizzo di pentole di qualsiasi forma o misura. La speciale funzione PowerSlide attiva tre zone diverse con tre livelli di temperatura preimpostata, per facilitare ogni fase di preparazione e garantire un’esperienza da Chef professionale.

Niente più ansie di capire quale cosa cuocere per prima con il pericolo di andare oltre il tempo di cottura o peggio, bruciare tutto se ci sono ospiti che vi mandano in confusione.

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ELECTROLUX

“Quelli strani forte”

L’elettrodomestico per chi è ossessionato dai microbi oppure deve eliminare le tracce di un crimine. In breve, per psicopatici o lanciatori di coltelli.

La avete mai vista una lavacoltelli e tagliere ad incasso? Eh? No, vero?

Io sì e sono rimasta molto ammirata.

Electrolux ha pensato, giustamente, che la società di oggi sia piena zeppa di devianze mentali. Quanti articoli online avete trovato sui microbi che si accumulano sui taglieri di legno? O sui cucchiai di legno? Vi dicono anche di scegliere quelli in plastica che però lasciano tutti quei segni marroncini con l’andare del tempo. Per non parlare della paura di non riuscire a togliere lo sporco dalle lame dei coltelli in titanio che costano come una rata del mutuo.

A parte gli scherzi esistono molte persone con allergie serie che devono lavare sempre scrupolosamente gli attrezzi da cucina e questo elettrodomestico può aiutarli molto.Se nella vostra cucina ad isola avete dello spazio che vi avanza, io una lavacoltelli ad incasso la metterei e sono molto seria. E’ di quelle cose ASSOLUTAMENTE da mostrare agli amici quando vengono vedere casa nuova per la prima volta.

Per approfondire la questione vi invito a cliccare sul nome del brand di ogni elettrodomestico di cui vi ho parlato, sono in colore blu non per un mio vezzo ma perchè c’è il link diretto ai loro siti web.

Se volete invece guardare le storie in evidenza sul mio profilo  Instagram (@caricovariabile)  troverete anche molti altri modelli e prodotti, divisi diligentemente per casa produttrice.

Son brava o no?

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Per vedere i prezzi

L’importanza dei colori

“Non c’è di un altro colore?” è la domanda che ogni commesso teme perché sa benissimo che la tinta che di lì a poco il cliente dirà, non sarà sicuramente disponibile.

Se pensate che il mondo degli elettrodomestici possa essere esente da domande di questo tipo, vi sbagliate.

Una signora proprio oggi mi ha chiesto : “Ma gli aspirabriciole devono proprio farli di questi colori qui? Non possono farli tutti bianchi o grigi più sottili, visto che sono brutti?”.

Viva la sincerità!

Può sembrare una questione molto frivola ma dalla mia esperienza, il cliente non ama molto le mezze misure. Spesso vengono scelti modelli di colore bianco, grigio o con tinte molto tenui per farli “scomparire” alla vista, oppure prodotti dai colori molto accesi per dare carattere agli interni.  Gli elettrodomestici con abbinamenti di colore vengono scartati a priori.

Quando si arreda una cucina infatti, la maggior parte di noi non si informa molto sulle caratteristiche tecniche specifiche di ogni elettrodomestico, ma stremato da trattative economiche e problemi di montaggio finisce per dare uno sguardo d’insieme, in modo che gli elettrodomestici siano esteticamente coordinati con la mobilia scelta.

Per quanto riguarda il locale lavanderia, su social media, riviste specializzate e siti web d’arredamento impazzano soluzioni per nascondere lavatrice e asciugatrice con mobiletti, tende ad anelli, angoli in muratura. Questo forse è dovuto al fatto che le lavatrici e asciugatrici bianche, non porcellanate, dopo un pò di anni tendono a ingrigire e ingiallire, pur funzionando ancora egregiamente.

E’ un peccato perché la maggior parte delle scelte sbagliate e dei soldi spesi male avvengono proprio a causa della nostra stanchezza, delle spese impreviste che siamo costretti a sostenere e per colpa del senso estetico, che a volte prevale su quello pratico.

Il mio servizio di consulenza sugli elettrodomestici è stato creato appositamente per evitare errori di valutazione e spese inutili, in una fase di stress come quella degli arredi interni della casa.

Cliccando su  “Portfolio”, sarete rimandati alla pagina interna del blog dove sono raccolti i miei migliori lavori di consulenza realizzati fino ad ora e se avete domande o dubbi , nella sezione “Contatti” trovate tutti i riferimenti.

La  pagina Facebook e profilo Instagram  vi terranno aggiornati sui miei movimenti e sulle novità del mondo degli elettrodomestici.

Caricovariabile @Fuorisalone 2017 (seconda parte) 

Alle sei del pomeriggio di giovedì, assieme alla mia amica sono arrivata all’evento Faber dove veniva presentata K-ARTA, la cappa filtrante con tecnologia saliscendi, rivestita in pregiata carta di Fabriano da Sandro Tiberi: l’ultimo mastro cartaio ufficiale della regione Marche.

Mentre Sandro Tiberi creava carta a ciclo continuo affascinando tutti, io scansavo giapponesi impazziti ammirando le sue opere d’arte, alcune di esse trasferite sul rivestimento di alcune cappe come nel caso di Talika. Sono pezzi unici e speciali che uniscono territorio, arte, qualità e funzionalità. La mia amica ha immediatamente chiesto: “Ma non è troppo delicata la carta? Come si fa a pulirla bene? Non ingiallisce e assorbe gli odori?” E’ una domanda davvero pratica e intelligente, che anche io mi ero posta quando a Fabriano, ci era stata mostrata in anteprima. Ma non avevo ancora fatto la carta di Sandro Tiberi e soprattutto non la avevo portata a casa. E’ da circa due mesi che ho in salotto una rosa di carta e il foglio che ho fatto con le mie mani: la carta non è ingiallita e non ha assorbito odori di alcun tipo ( come invece pensavo), non si è sfibrata o rovinata. E nemmeno seccata. Tanto di cappello!

Mi ha anche molto colpito il progetto realizzato da Faber assieme a Haute Material : il tavolo Convivio, esposto durante il Fuorisalone sia nel loro spazio che in quello di Colmar, in via Borgonuovo. Il titolo dice già tutto: “Un tavolo che si fa cucina“. Sì, ma come? Una struttura moderna di legno e metallo, disegnata da Giulio Iacchetti, semplicemente schiacciando un pulsante si rivela una cucina vera e propria: lavello e rubinetto in acciaio, piano ad induzione e cappa aspirante, entrambi Faber. Davvero stupenda e funzionale! Difficile spiegare a parole una cosa così innovativa, quindi potete vedere il video di presentazione  qui .

Il secondo invito lo ho ricevuto da Neff che assieme a Doimocucine e alla famosissima foodblogger Sonia Peronaci ha realizzato uno showcooking nella bellissima sala di Spazio Cernaia, nel cuore del Brera Design District. Siccome gli appuntamenti sono sempre allo stesso orario mi sono persa la parte di showcooking. Sono però arrivata in tempo per toccare con mano i preziosi forni di Neff . E’ stato infatti presentato il nuovo modello di forno combinato che unisce alle già presenti modalità tradizionale e vapore, anche il programma speciale “Sous vide” per la cottura sottovuoto. La particolarità per me che sono molto pratica e una frana ai fornelli è la maniglia Slide&Hide , che ha la modalità di apertura come quella delle lavatrici: si tira una linguetta che in posizione di riposo è un tutt’uno con la porta del forno. Per gli uomini che mi leggono è per capirsi, come la tradizionale apertura del bagagliaio dell’auto. Una soluzione semplice ma assolutamente utile per guadagnare spazio nelle nostre cucine sempre più piccole e che non implica aperture automatizzate, che possono sempre rompersi nei momenti meno opportuni.

Meno pratica, secondo me invece è HIDE, la possibilità di far rientrare completamente la porta del forno nell’incasso del mobile. Può esserci infatti la dispersione del calore nell’ambiente, conseguenze sugli ingredienti della ricetta che stiamo cucinando e un picco energetico, una volta richiusa la porta, dato che il forno deve tornare alla giusta temperatura.  Potrebbe anche essere pericolosa nel caso ci siano bambini o animali domestici e il forno venisse posizionato in basso e non ad altezza busto. Ad ogni modo dal momento che Neff si rivolge solamente a mobilieri come rivenditori autorizzati già questo è garanzia di sicurezza: la vendita viene pianificata e accompagnata, senza essere esposta ad errori che si possono magari fare più facilmente negli acquisti d’impulso. Come già anticipato nella prima parte del mio racconto sul Fuorisalone il tema principale di quest’anno è stata la cappa aspirante inserita nel piano cottura. Anche Neff ha presentato il suo modello che consiste in un piano ad induzione con zone di cottura flessibili e non i tradizionali quattro fuochi ben definiti, con un grande elemento di aspirazione al centro. La cappa è protetta da una griglia in ghisa che però potrebbe alla lunga rovinare il piano in vetroceramica.

La parte più interessante degli eventi però non è quella di presentazione ma soprattutto i commenti successivi che si possono ascoltare aggirandosi ad orecchie tese, tra i partecipanti.  Ho potuto scambiare due parole con Sonia Peronaci sul tema elettrodomestici e mi ha veramente stupita: lei legge le istruzioni. Lei è una delle poche, pochissime persone a leggere i manuali d’uso e infatti ha candidamente paragonato l’uso delle istruzioni alle ricette: è vero che anche in cucina si può andare a braccio ma se si vogliono ottenere risultati perfetti bisogna attenersi alle dosi. Si trova sinceramente bene nella sua collaborazione ormai pluriennale con Neff e ha deciso di utilizzare i loro elettrodomestici anche per la sua scuola di cucina Sonia Factory.

Il terzo evento è stato un saluto agli amici di Miele al loro Gallery in zona Moscova e anche qui è stato presentato il loro modello di piano ad induzione con cappa integrata.

Ma come mai tutte le case produttrici di elettrodomestici  in questo periodo stanno realizzando cappe così particolari?

Andrea di Frigo2000, distributore di Bora per l’Italia, mi sorride sornione e ammette candidamente che sì , ora sono arrivati anche gli altri e no, loro non temono confronti. “E’ proprio adesso che arriva il bello.” mi dice “e questa è la filosofia di Frigo2000, la prima a credere in questo sistema di aspirazione.”. Il mio terzo incontro durante questo Fuorisalone infatti è stato con Bora, che ha portato a Milano un truck speciale, parcheggiato in zona Isola, a ridosso del bellissimo quartiere del Bosco Verticale. Non era uno spazio espositivo votato al design, con ospiti speciali a fare showcooking ma uno spazio dimostrativo non-stop , che mirava alla semplice spiegazione del prodotto e alla sua continua messa in funzione. Io chiedo: ” Ma come mai voi siete gli unici a fare questo? ” La risposta me la da Francesca Massobrio, responsabile comunicazione di Frigo2000:  “Per noi Eurocucina deve essere tutto l’anno!”.  Eurocucina per chi non lo sapesse è la fiera biennale, inserita all’interno del Fuorisalone che tratta il mondo degli elettrodomestici. Molti produttori quest’anno si sono limitati a fare una veloce presentazione di prodotto, dando più importanza all’evento in sè che al prodotto,  risparmiando le forze per l’anno prossimo, dato che quest’anno c’era Euroluce, la fiera dedicata all’illuminazione.

Nel truck di Bora invece l’acqua bolliva costantemente nelle pentole e  il vapore veniva aspirato da tutti i diversi modelli di prodotto presenti. Questo modello di cappa è stato creato perchè il proprietario, esperto mobiliere, aveva sempre clienti insoddisfatti delle prestazioni delle cappe aspiranti. Non è proprio corretto parlare di aspirazione in questo caso, piuttosto di estrazione o di ricircolo dell’aria, se si decide di dotarla di tubature e filtro per reimmettere l’aria pulita nell’ambiente di cucina.

L’ultima domanda che faccio è il grande classico del cliente: “ma funzionano veramente?” La risposta è molto semplice: la cappa integrata nel piano cottura va ad aspirare il vapore prima che si propaghi nell’ambiente, spingendolo verso il basso con una serie di vortici che possono assomigliare a quelli di un’aspirapolvere ciclonico. Tutto questo al contrario delle tradizionali cappe, che vanno ad aspirare il vapore solo una volta che è già nell’ambiente, attirandolo verso l’alto.

Andrea risponde con una simpatia e cortesia uniche e sfila il serbatoio per farmi vedere che in realtà si tratta in buona sostanza, di una cappa capovolta.  La potenza aspirante la vedo da me dato che il vapore scompare in maniera molto veloce ma non posso fare a meno di chiedermi: sarà lo stesso con vapori più pesanti di quelli dell’acqua?

Sono per lo più indicate per le cucine costruite ad isola o con davanti una finestra; eliminano il problema della dispersione dei fumi, di cui si deve sempre tenere conto quando si progetta una cucina e risolvono il problema delle persone molto alte che, con le classiche cappe si devono piegare o sbattono la fronte mentre cucinano. Io sono molto interessata perchè è sempre bello poter trovare soluzioni personalizzate per i miei clienti, questo tipo di cappa è molto diffuso in Alto Adige e se tutti i produttori di elettrodomestici sono corsi ai ripari creando modelli simili, un motivo ci sarà. Molti miei clienti la hanno richiesta, in fase di progettazione ma ho optato per soluzioni alternative perché avendo spazio a disposizione mi pare uno spreco utilizzare una soluzione del genere. Io preferisco da sempre le soluzioni separate perché se la cappa aspirante o il piano ad induzione si guastano, si è costretti a buttare tutto.

Mi piace sempre però smentire le mie convinzioni, andare a fondo e conoscere meglio chi questo tipo di elettrodomestico lo ha lanciato per primo e ne conosce pregi e difetti. Andrò quindi a breve a visitare lo showroom di Cinisello Balsamo dove Frigo 2000 ha una esposizione di elettrodomestici funzionanti Bora assieme anche ad altre marche straordinarie, magari ancora poco conosciute in Italia come Wolf, Sub-zero e V-Zug. L’eccellenza è il loro mestiere e voglio proprio approfondire la questione cappa aspirante con piano ad induzione per parlarvene al meglio in un post dedicato.

Nel frattempo ancora mille complimenti a Frigo2000 per aver puntato dritti all’elettrodomestico, senza fronzoli: sta ad indicare una grande sicurezza nel prodotto ed enorme passione per il proprio lavoro.

10 cose da sapere prima di acquistare un piano a induzione.

Bello da vedere, semplice da usare, comodo da pulire e sicuro per bambini e anziani. Fortemente consigliato quando si acquista una nuova cucina e nella sostituzione di piani a gas, il piano induzione spopola. Bianco o  nero, a due, tre o quattro zone cottura, esistono modelli adatti ad ogni esigenza.

Prima di farsi prendere dall’entusiasmo però è necessario sapere alcune cose .

1) Verificare bene le misure di incasso se si sostituisce il vecchio piano a gas.

Il piano ad induzione va più in profondità all’interno del mobile cucina, all’incirca di  5 cm rispetto ai 2,5 del piano a gas e necessita di altri due, tre centimetri per lasciar lavorare bene il motore.

2) Il piano ad induzione non è il piano elettrico.

La differenza è che il primo lavora per magnetismo mentre il secondo ha una resistenza elettrica che scalda e fa diventare la zona cottura di colore rosso mentre è in funzione. Il materiale di cui sono fatti però è identico per entrambi: la vetroceramica.

3) Evitate di acquistare modelli con forme particolari.

Se la vostra cucina ha il piano di lavoro in marmo alla lunga sono poco pratici nell’utilizzo, per via delle pentole che possono toccarsi tra loro e  di difficoltosa sostituzione, mentre le classiche forme rettangolari sono modificabili senza grossi sforzi.

4) Il semifilo è sempre meglio.

Se cucinate molto è consigliabile acquistare un modello con profilo sottile in acciaio oppure a semifilo , elegante e sfuggente per evitare che si possano depositare con il tempo, antipatici residui di cibo attorno alla cornice del piano. Questo succede spesso, nonostante i mobilieri siano bravi e attenti nel mettere la striscia di silicone termico tra la cornice e il piano cucina.

5) Il comfort prima di tutto.

E’ importante che le zone cottura siano comode per voi e quindi pensate a quali zone utilizzate di più. Ad esempio, per chi cucina poco,  avere un piano a induzione con la zona dal diametro più piccolo in alto a sinistra, non è una scelta molto indovinata.

6) Che diametro?

Informatevi bene  sul diametro effettivo di riconoscimento delle pentole. Se siete dipendenti dal caffè della moka è doveroso sapere che la classica moka ad 1 tazza  molto spesso non viene letta. E’ uno spreco utilizzare la moka sull’adattatore quindi consiglio l’acquisto di una moka da 2 tazze .

7) Attenzione al tempo!

Ripensate i vostri tempi di cottura. La pasta ci mette davvero poco a bollire. Non avrete più il tempo di andare a mettervi la tuta, pensare a che sugo abbinarci, scegliere il tipo di pasta, apparecchiare ecc… . L’induzione viaggia veloce!

8) Pentole vecchie, pentole nuove.

Se non volete cambiare la vostra squadra di pentole e padelle preferite, è sufficiente verificare che siano adatte all’induzione avvicinando al loro fondo una calamita. Se si attacca allora potete utilizzarla, altrimenti c’è la possibilità di un adattatore ma vi avverto che non è la stessa cosa.

9) Se salta la corrente non è colpa dell’induzione.

Molte persone diffidano dall’induzione per paura di consumare troppi kilowatt ma ora esistono modelli che prevedono un limitatore incorporato che evita questo inconveniente. Se in casa avete elettrodomestici più vecchi di dieci anni però sappiate che se avete il piano induzione acceso e salta la corrente, la colpa non è sua ma degli altri elettrodomestici.

10) Graffi e pulizia.

Sarà sicuramente più facile e semplice da pulire rispetto al gas, con le griglie e piano acciaio inox da sfregare ogni volta. Ma sappiate che il piano ad induzione si rovinerà, si graffierà e a volte potrà rimanere il segno della piastra dell’adattatore. Mi raccomando cercate di utilizzare prodotti specifici per la pulizia, meglio se della marca del vostro piano cottura e non rimedi fatti in casa.

 

Pic from Pinterest @Modulnova Sydney Studio : cucina Modulnova e piano ad induzione Smeg.

 

Storia della Lavastoviglie

Trovo fondamentale in queste settimane renderle onore e scrivere dell’elettrodomestico più utilizzato durante il periodo natalizio.

Cene di auguri prima, pranzi e cene con parenti nelle date ufficiali, amici con cui si scambiano i regali e si mangiano gli avanzi poi, la lavastoviglie resta la regina incontrastata delle feste. 

E chi se non una donna, in questo caso particolarmente perfezionista,  poteva creare un tale portento della tecnologia?

 L’invenzione della lavastoviglie viene fatta risalire infatti all’americana Josephine  Cochrane che, nel 1886, fece brevettare un’apparecchiatura in grado di proiettare getti d’acqua sulle stoviglie grazie a un sistema di pompe azionato manualmente. Nel 1924, William Howard Livens la adattò all’uso domestico. Può essere considerata la prima lavastoviglie moderna in quanto incorporava la maggior parte degli elementi che compongono i modelli attuali: una porta frontale per il carico, una rastrelliera per il contenimento delle stoviglie sporche e un irroratore rotante. 

In Europa le prime lavastoviglie furono introdotte nel 1929 dall’azienda tedesca Miele.

Nel 1940 fu aggiunto anche un sistema di asciugatura. Fu il primo dispositivo adatto a un uso domestico e comparve proprio nel momento in cui nelle case cominciavano ad essere comuni gli impianti idraulici ad acqua corrente.

Ma veniamo alla situazione attuale italiana.

Secondo i dati ufficiali di una indagine ISTAT risalente al 2014, La posseggono, in media, circa 39 famiglie su 100 e ad abbassare la media è il mezzogiorno dove risulta ancora poco diffusa ( 25% circa).

 È in effetti l’elettrodomestico che consuma più energia elettrica ma molti studi ambientali testimoniano la sua efficace funzionalità in termini di minor inquinamento e risparmio idrico rispetto al classico lavaggio a mano.
Per acquistare modelli durevoli delle vostre aiutanti è sufficiente sceglierle con più parti in metallo o acciaio possibili, come ad esempio i cestelli porta stoviglie, il fondo della vasca di lavaggio e la pala inferiore. La possibilità di allacciarla al rubinetto di carico dell’acqua calda inoltre, ridurrebbe consumi e tempistiche di lavaggio; l’apertura automatica a fine ciclo faciliterebbe l’asciugatura e un terzo cassetto posate libererebbe spazio nella macchina.

Resta aperta la questione “acqua pulita”.

La maggioranza di lavastoviglie di tipo professionale ha la caratteristica di svuotare completamente il serbatoio dell’acqua alla fine di ogni ciclo di lavaggio e riempirlo la volta successiva con acqua corrente pulita.Questa, fino ad ora è un meccanismo che le lavastoviglie ad uso domestico non hanno mai fatto. Tutte tranne Miele, che trasferendo questa tecnologia dal suo settore di produzione per utilizzo professionale , ha dato una marcia in più alle sue macchine ad uso domestico guadagnando terreno soprattutto per i consumi e l’igiene delle nostre stoviglie.

Per utilizzare  al meglio la vostra macchina è necessario non usare sempre lo stesso tipo di programma ma variare spesso e preferire i lavaggi a lunga durata che consentono un minor assorbimento elettrico e risparmio idrico.

Troviamo poi in questo periodo una progressiva diffusione dei detergenti biologici e “multifunzione”, che nella loro composizione comprendono “coadiuvanti”, composti chimici che si vorrebbe sostituissero le funzioni di sale e brillantante. Particolari (e comuni) condizioni di acqua molto calcarea rendono impossibile per tali prodotti adempiere alle funzioni consuete del sale per lavastoviglie e del brillantante. Tanto più che le macchine oggi in vendita riescono a dosarli al momento giusto e a seconda della tipologia di lavaggio scelto,rendendo efficace al massimo la loro funzione. 

 Un sostituto “casalingo” per l’azione del sale è il comune aceto bianco, che ha un blando effetto sulla precipitazione del calcare, ma non può proteggere la resistenza dall’incrostamento. Altri rimedi come limone e bicarbonato sono molto acidi e possono danneggiare la cromatura dell’acciaio e gli scarichi della macchina.

 Il brillantante ha inoltre il pregio di accelerare il processo di asciugatura e se inserito nell’apposito serbatoio della lavastoviglie, viene dosato in automatico. Utilizzando invece pastiglie di detersivo monodose che contengono brillantante  è facile che possa restare insoluto sulle nostre stoviglie, specialmente se selezioniamo lavaggi brevi.

Prima di pensare a modificare le nostre abitudini in fatto di detersivo, brillantante e sale per la nostra lavastoviglie, pensate quindi a quanto la avete pagata, quanto è preziosa per voi e quanto vi costerebbe ripararla o sostituirla.

 Josephine ha inventato la lavastoviglie perché la servitù rovinava le sue preziose porcellane, scheggiandole con il lavaggio a mano. Non fatela rivoltare nella tomba e santificatela durante le feste!
 

E’ questione di… clima

Scrivo questo post per rispondere a Valentina,  che sulla pagina Facebook di Caricovariabile mi chiedeva consigli  sull’elettrodomestico da acquistare per il problema della eccessiva umidità in casa.

Con l’arrivo dell’inverno le nostre case, a seconda della tipologia di riscaldamento e di come sono state costruite, possono diventare molto umide o molto secche. Questi due estremi creano danni alla casa e alla salute, facilitando l’arrivo e la diffusione dei virus di stagione.

Esistono moltissimi modelli di deumidificatore in commercio ma a grandi linee possono essere distinti in due grandi categorie, quelli fissi e quelli portatili. Ciò che li differenzia, ovviamente, è il fatto che i primi sono obbligati a restare nell’ambiente in cui vengono installati, mentre quelli portatili possono essere trasportati da una stanza all’altra a seconda delle nostre esigenze.

La scelta di un deumidificatore portatile va fatta in base all’ambiente in cui verrà posizionato, la capacità di deumidificare l’aria , espressa in litri sulle schede tecniche e  tenendo d’occhio i consumi energetici perchè se il prodotto che scegliamo consuma più di un climatizzatore, non vale assolutamente la pena acquistarlo.

La  troppa umidità nelle nostre case dipende da vari fattori: se cuciniamo tanto, se stendiamo i vestiti in casa, se arieggiamo poco gli ambienti alla mattina per mancanza di tempo ecc.. .  In molti casi la situazione si è risolta con l’acquisto di una cappa da cucina a carboni attivi e filtri acciaio lavabili in lavastoviglie, una asciugatrice, l’installazione di un climatizzatore fisso o tutte queste cose insieme.

L’estate caldissima dell’anno 2015 ha visto un boom di vendite di climatizzatori fissi a pompa di calore con funzione solo deumidificatore che hanno aiutato in molti casi a non rendere la casa umida in inverno. Infatti  in generale un deumidificatore fisso o un condizionatore con funzione deumidificatore è più efficace rispetto ad un deumidificatore portatile.

In ogni caso dipende dal budget che si ha a disposizione, dagli spazi casalinghi e dalla possibilità di installare il motore del condizionatore sul balcone di casa o all’esterno del condominio. In linea di massima un buon deumidificatore ha un prezzo che si aggira dai 200 euro in su; quelli che costano meno non sono da considerare per durata e funzionamento effettivo. Un climatizzatore pompa di calore con funzione deumidificatore invece,  parte dagli 800 euro in su ma avrà una possibilità di utilizzo più ampia nel corso delle stagioni.

Il  problema delle case con aria troppo secca è spesso dovuto all’impianto di riscaldamento a pavimento. E’ una questione risolvibile molto più facilmente con umidificatori  dai 40 euro in su. Ne esistono due  tipologie : classico ad ebollizione e ad ultrasuoni .

Quello classico riscalda l’acqua del serbatoio fino ad ebollizione, spesso ha una piccola conca vicino al beccuccio di evaporazione, dove possiamo mettere il nostro amato pumilene, che fa tanto inverno! Ha però come difetto la maggiore rumorosità e la continua formazione di calcare.

In quello ad ultrasuoni invece un trasduttore posto nell’acqua trasforma l’energia elettrica in ultrasuoni generando microvibrazioni che creano ebollizione a basse temperature. Funziona anche a freddo e in entrambi i casi ottiene risultati ottimali con basso consumo energetico. Molto piu silenzioso di quello classico, produce comunque un fischio che di notte non è molto piacevole per gli animali e i bimbi piccoli : consiglio quindi di tenerlo spento nelle ore notturne.

 

 

 

 

I pericoli dei rimedi naturali

Ho sentito l’urgenza di scrivere questa riflessione dopo aver visto una condivisione su Facebook, dove si promettevano mirabolanti risultati nel pulire il forno con rimedi naturali . E i commenti al post erano di persone che davvero ci avevano provato e si erano ritrovate con parti del forno corrose o rovinate.

Vi dirò una cosa che probabilmente vi stupirà: gli elettrodomestici non sono di origine naturale. La natura li spaventa e li danneggia.

Bicarbonato di sodio, aceto, ammoniaca, succo di limone, strane palle di carta stagnola per ridurre la staticità nell’asciugatrice e chi più ne ha più ne metta. State uccidendo il vostro elettrodomestico o se vogliamo dirla più terra terra: state buttando via i soldi che avete speso per comprarlo.

Niente di tutto questo vi serve per pulirlo perché è fatto di acciaio,ferro, alluminio, vetro, smalto, resina, vernice e plastica. Molti prodotti naturali che vengono spesso citati, come ad esempio limone e bicarbonato sono altamente corrosivi e vanno a rovinare le superfici del forno irrimediabilmente, compromettendo anche l’antiaderenza delle teglie.

Ma non parliamo solo di forni.

Ho visto lavastoviglie,  il cui interno di acciaio era diventato tendente al marrone dopo lavaggi con aceto di vino; lavatrici con cestelli opachi e guarnizioni dell’oblò rinsecchite; aspirapolveri con motori fusi a causa di sacchetti usati più volte per non inquinare e perché “tanto sono di tela”,  macchine del caffè e ferri da stiro ingolfati da troppo acido citrico ecc.

Quando si pulisce un elettrodomestico bisogna utilizzare prodotti specifici o piccoli trucchi che nel tempo danno buonissimi risultati.

Pulire il forno la sera stessa è vero che è una gran rottura di scatole ma salva il vostro aiutante di fiducia. Piuttosto lasciate le padelle nell’acquaio ma date al forno una sommaria passata con una pezza bagnata. Quando avretepiù tempo   utilizzerete il prodotto apposito ma  il forno non si presenterà con tremende righe di grassonfra un vetro e l’altro o schizzi interni che non vanno più via.

Tanti mi chiedono perché le lavatrici una volta duravano di più e io rispondo che dipende da come le si usa.

Le nostre nonne usavano e usano ancora lavaggi ad alte temperature e bassi giri di centrifuga: il modo migliore per far durare a lungo una macchina! Basterebbe un lavaggio a novanta gradi, una volta al mese per evitare odori sgradevoli e mantenere in salute il motore della nostra lavatrice.

L’unico elettrodomestico che apprezza la pulizia naturale è l’interno del frigorifero: bacinella di acqua calda e pochissimo succo di limone per il profumo.

Tutto quello che ho scritto l’ho imparato in negozio e a casa dei miei genitori, dove troneggia una lavastoviglie Miele il cui meraviglioso interno di acciaio inox è diventato color ruggine,come il rame.

Grazie aceto, sei stato proprio divino.

Battutona.

Impastatrici,robot e affini

Oggi le cime sono bianche e l’inverno è finalmente arrivato. Più fa freddo più mi vien voglia di cucinare, non c’è verso. Niente fa più atmosfera natalizia di un forno acceso.

Ci sono tante scuole di pensiero in cucina e soprattutto nell’uso dei piccoli elettrodomestici: chi non può più fare a meno del Bimby, oltranzisti KitchenAid, fan sfegatati di Kenwood e chi più ne ha più ne metta.

Personalmente ho il Bimby ma lo uso come un robot da cucina, la funzione cottura viene attivata poco e niente, ogni tanto per le vellutate, ecco. Non sono soddisfatta di come fa gli impasti lievitati di pizza, torte e pane perché non ti ritrovi una bella palla di impasto uniforme come con la planetaria ma una palla tutta tagliuzzata.

L’impastatrice sarà il mio prossimo acquisto.E dopo attente valutazioni sarà una Kitchenaid.

Per l’assistenza post-vendita eccezionale, per i materiali con cui è costruita, per la semplicità d’uso e perché è bellissima.

A differenza di altri ha il motore a iniezione diretta, ovvero il motore è tutto nel braccio di lavoro e non nel corpo macchina, quindi non ha bisogno di molti watt di potenza per funzionare. Non stupitevi quindi se vedrete scritto sull’etichetta 300w di potenza mentre gli altri ne hanno quasi 2000w.

Il corpo è tutto in ghisa in modo da durare nel tempo e non avere problemi di stabilità durante l’utilizzo. Gli accessori sono infiniti e combinabili in mille modi diversi a seconda di quello che cuciniamo di più. Semplice da utilizzare e facile da pulire.

Ultimamente è stata pubblicizzata sui social ma non ancora mostrata e distribuita ai rivenditori, la versione Mini della classica impastatrice Kitchenaid Artisan.

La si può chiamare “planetaria per single”, ha una ciotola da 3,3lt di capacità e lavora circa mezzo chilo di impasto, 250w di potenza, occupa poco spazio e dal lato pratico sono state introdotte piccole migliorie.

Il motore è a corrente continua come nel modello più grande semi-professionale, quello con ciotola da 6lt di capacità e bracci sollevatori.

È stata ridotta di molto la rumorosità in tutte le fasi di lavoro, la ciotola è più bassa e senza manico come nel modello Classic ed è stato tolto l’anello di metallo che stava sopra all’attacco dei ganci in modo da facilitare e velocizzare il cambio frusta/farfalla/gancio impastatore.

Tutti gli accessori classici sono funzionanti anche  nel modello mini anche se la gamma di colori si riduce a sei: nero opaco, grigio opaco, blu, rosa e paprika.

Ma ora la brutta notizia : il prezzo non è Mini.

Dalle informazioni recuperate in fiera due mesi fa, la differenza di prezzo rispetto al modello da 4,8lt è di circa 50€ in meno per la Mini.

Il ragionamento che abbiamo fatto tutti è stato : beh ma a sto punto se c’è così poca differenza, mi prendo quella che almeno un 1kg di impasto per la pizza me lo fa.

Non fa una piega.

Il forno a vapore

La tipologia di forno di cui parliamo in questo post non ha niente a che fare con la cucina d’ospedale o piatti insipidi e incolori.

Negli ultimi anni c’è stata una progressiva sparizione dei forni con solo funzione microonde o combinati con forni “normali”, quindi statico/ventilato/grill. I mobilieri che ne hanno ancora a magazzino molto spesso li regalano pur di liberarsene.

Calato dal nord a velocità supersonica è arrivato anche in Italia, il forno a vapore.

È aumentata la nostra attenzione nei confronti del cibo e della sua ricerca e preparazione:  di conseguenza si vuole mantenerne le proprietà per renderlo il più gustoso e salutare possibile.

C’è al momento grande confusione su questo tipo di elettrodomestico e anche in internet girano descrizioni di prodotto poco chiare . Il rischio è di acquistare un prodotto sbagliato, se non si viene consigliati adeguatamente.

Esistono due tipologie:  aggiunta di vapore e combinato col vapore.

Il forno con aggiunta di vapore è un forno classico con funzione statico/ventilato/grill , dotato di un piccolo serbatoio o cannuccia estraibile che ci consente di inserire un getto di vapore nel vano cottura. 

Fa la funzione della vecchia bacinella di acqua che si metteva in forno quando si cuoceva a lungo la carne o impasti lievitati. Rende il cibo più morbido e nel caso dei lievitati, digeribile.

Ci sono diversi modelli in commercio che possono prevedere programmi pre-impostati dove il vapore viene immesso automaticamente a intervalli regolari oppure manualmente con un comando apposito.

È indicato per chi cucina spesso carne, specialmente a cottura lenta, selvaggina e pizza pane e focacce dolci o salate.

Il forno combinato con vapore è invece quello che la maggior parte delle persone ha in mente quando entra in un negozio chiedendo informazioni.

Si possono cucinare verdure e pesce al vapore ma anche pizza, lasagne e tutte le ricette che abbiamo sempre fatto con il nostro solito forno.

Il punto è che il forno a vapore non si ferma a verdure e pesce ma ha una infinita’ di plus che lo rendono il prodotto ideale per chi adora cucinare.

Si presenta come un forno normale ma con un serbatoio capiente da cui verrà prelevata, scaldata e immessa l’acqua nel vano cottura. In alcuni prodotti è possibile scegliere, oltre alla temperatura anche la percentuale di umidità per la cottura,ad esempio cuocere al 25%, 50% o 100% di umidità .

Il bello di questa tipologia di forno è che si può decidere di preparare l’impasto della pizza alle sette di sera e cenare alle otto. Il processo di lievitazione a umidità e temperatura costante permette una accelerazione significativa nella preparazione di tutti i lievitati.

Si possono cuocere riso ma soprattutto pasta fresca e gnocchi senza timore di scuocerli . Cuocere  gli gnocchi di patate nel forno a vapore è qualcosa di veramente innovativo, così come assaggiare gli spiedini di carne con pollo e verdure. Il pollo è difficile da cuocere se lo si vuole morbido al punto giusto e che non sappia di suola di scarpe ma utilizzando il vapore resta morbido e saporito.

Il vero vantaggio per le donne pratiche però è la pulizia. La pulizia del forno, l’incubo casalingo di ogni famiglia!

Questo è un problema che il forno con funzione pirolitica non riesce a risolvere completamente perché spesso tiene in ostaggio il nostro elettrodomestico per una notte intera, con alti consumi di elettricità.

Cento gradi di umidità e mezz’ora di tempo possono bastare invece per sciogliere schizzi di grasso su vetro e pareti. Un sogno.  

Portate pazienza se all’inizio sbaglierete qualcosa, spesso quando lo si usa le prime volte ci si trova a cuocere nel forno a vapore delle verdure, buttando uno sguardo ogni tanto per controllare ma mai vi sembreranno cotte. Siamo infatti abituati allo scolorirsi del cibo con il processo di bollitura e lessatura ma con il vapore, i colori rimangono.

Non vi resterà altro che seguire il consiglio dei grandi chef, urlato nelle cucine di tutti i programmi tv del momento: assaggiate, assaggiate, assaggiate sempre !
Foto Pinterest dal libro di cucina vintage “the fireside cookbook”.

La lavasciugatrice

Dice un vecchio proverbio che gli apparecchi che fanno due funzioni, non ne fanno bene nessuna delle due.

Non è vero perchè la lavasciuga è una ottima lavatrice . Un pò meno performante come asciugatrice.

Spesso i negozianti scoraggiano  l’acquisto di una lavasciugatrice e anche io rientro in questa categoria . La consiglio invece alle ultras del ferro da stiro e a chi proprio ha problemi di spazio irrisolvibili.

E’ una tipologia di elettrodomestico che crea divergenze di opinioni e divisioni di bucato, ora vi spiego in che senso.

Ci sono alcune cose da sapere prima di procedere all’acquisto :

1    Non asciuga come una asciugatrice singola.

Bisogna infatti prima di tutto essere consapevoli che i risultati non saranno gli stessi di una asciugatrice singola. Servirà però a togliere la maggior parte dell’umidità residua del bucato, accelerando il processo di asciugatura sul classico stendino e facilitando la stiratura.

2   Il carico di lavaggio non è uguale a quello di asciugatura.

Molto spesso non si fa caso alle etichette energetiche, che già di per sè sono complicate da leggere ma se fate attenzione vedrete che le lava-asciuga hanno il carico di lavaggio  garantito,  diverso da quello per l’asciugatura: la soluzione migliore quindi sarebbe quella di togliere una parte di bucato dal cestello per avere un risultato uniforme.

3  Fare attenzione alla tipologia di tessuti che asciugate.

Se nelle asciugatrici è facile avere il sensore dell’umidità che regola il grado di asciugatura in base alla centrifuga fatta dalla lavatrice, nelle lavasciuga non lo si trova.I programmi di asciugatura sono pochi e semplici ma procedono indifferentemente dal grado di umidità dei capi ; bisogna perciò fare attenzione al mix di tessuti che si inseriscono per evitare di rovinarli.

4 Togliere velocemente i capi dall’oblò dopo l’asciugatura.

Vale ancora di più la regola di togliere subito i capi dalla asciugatura: se per l’asciugatrice singola il “pericolo” è quello di veder riformare le pieghe e avere alla lunga i capi che sanno di secco; per la lavasciuga è vero il contrario. E’ infatti probabile che possano assorbire quell’odore fastidioso di umidità che può alla lunga formarsi in tutte le lavatrici. E’ancora più consigliabile quindi,  fare lavaggi a 90° per tenere il cestello della lavasciuga il più possibile igienizzato.

5  I cicli di asciugatura possono essere un pò più lunghi

Non è una regola fissa ma spesso i cicli di asciugatura durano un po’ di più perché vengono effettuati in un ambiente umido dopo la fine del lavaggio e non in un cesto asciutto. Un pò come cercare di asciugare l’ambiente del nostro bagno dopo una lunga doccia . A far bene,  si potrebbe asciugare il cestello della lavasciuga nel momento tra lavaggio e asciugatura ma chi c’ha voglia?

Il mio consiglio quindi è quello di valutare bene questi punti prima dell’acquisto .

Se vi aspettate gli stessi risultati dell’asciugatrice in poco spazio,  vi consiglio di cercare il posto ideale per sistemarla in sede separata dalla lavatrice.

Se invece adorate stirare, è una attività che vi rilassa tremendamente ma non ne potete più di avere calzini sui termosifoni e stendini in cui inciampare per casa  è proprio il prodotto che fa per voi!

Alla fine questi vecchi proverbi un pò di verità ce l’hanno sempre, basta saperli utilizzare a proprio vantaggio.