Perché il detersivo fatto in casa non va bene per la lavatrice.

Ci sono quattro elementi fondamentali per ottenere un tessuto pulito: acqua, enzimi, tensioattivi e sfregamento.

Le ricette di detersivi home-made per la lavatrice, di solito sono costituite da tre cose: addolcitori come borace, soda o bicarbonato di sodio (che in realtà non ammorbidisce in modo del tutto efficace la durezza dell’acqua); sapone di Marsiglia in versione grattugiata o fusa; smacchiatori. Due su tre di queste categorie sono in realtà elementi ragionevoli da aggiungere al vostro bucato. Infatti molti detersivi commerciali contengono addolcitori per contrastare la durezza dell’acqua ed impedire ai minerali di depositarsi sui tessuti, dato che questi ultimi costituiscono il maggior ostacolo per la sua pulizia.

 Perché i detersivi fatti in casa possono danneggiare lavatrice?

Gli elettrodomestici sono progettati per lavorare con detergenti specifici, formulati per pulire capi delicati risciacquando senza lasciare residui, anche con una minima quantità di agitazione o attriti. Il sapone invece non è fatto per pulire i tessuti e anche in piccole quantità si attacca facilmente ai vestiti e non riesce ad essere rimosso efficacemente da una macchina. Con il tempo, tale residuo si accumula sempre di più e quando i residui di sapone restano bloccati nei vestiti intrappolano batteri e sporcizia, facilitando il deposito di calcare dell’acqua stessa.

I residui di sapone inoltre possono andare a danneggiare la lavatrice nel corso del tempo. Pensate ad esempio a quando fate il bagno nella vasca e scaricate l’acqua una volta usciti. Tutti vediamo il segno del residuo di schiuma di sapone tutto intorno alla parte interna della vasca, che resta lì finché noi non lo puliamo. Ebbene la schiuma del detersivo home-made si infila nella vostra lavatrice in parti fondamentali per il suo funzionamento, che non si possono raggiungere per una pulizia quotidiana: in questo modo ci si assume un grande rischio, considerando che lavatrice e lavastoviglie sono comunque un grosso investimento economico. Tutte le sue guarnizioni in generale si possono seccare velocemente, si possono danneggiare le parti in plastica, creare grumi che ostruiscono scarichi e filtro corrodendo anche l’acciaio, inoltre tutti i componenti a contatto con l’acqua evidenzieranno depositi di calcare o addirittura alghe, dato che non sono presenti gli enzimi anticalcare .

A me nello specifico viene sempre in mente il paragone con l’olio di colza utilizzato come carburante per le automobili per risparmiare.  E’ vero, nel breve periodo funziona. Ma a che prezzo? L’auto inizia ad avere grossi problemi e si rompe molto più in fretta e tutto quello che avremo risparmiato in carburante, lo spenderemo nel sostituirla.

L’uso del detersivo in commercio quindi, come il suo corretto dosaggio, assicurano un buon lavaggio, il rispetto delle fibre/colore dei capi e proteggono i componenti della lavatrice.

Ecco le prove!

Qui potete vedere perché il detersivo fatto in casa non funziona.

E’ un sito americano che parla di pulizia della casa ed elettrodomestici.

Le immagini sono foto reali di persone che hanno utilizzato detersivo fatto in casa per circa un anno e hanno accettato di far parte dell’esperimento. Sono state invitate a mettere in ammollo i vestiti puliti che avevano nei cassetti e negli armadi: il risultato lo potete vedere da voi.

Non tessuti colorati ma per lo più lenzuola e asciugamani bianchi messi in ammollo in una miscela altamente concentrata di agenti rimozione di minerali, che allentano la presa del sapone e della sporcizia sul bucato. Lasciati in ammollo nella soluzione per quattro ore, il risultato è stato impressionante: un’acqua di colore nero-verdastra. Ma da dove veniva tutta quella roba? Era nascosta nelle fibre dei lenzuola e asciugamani.

Ci sono anche le istruzioni per fare le prove con i vostri capi per vedere  il risultato.

Se non siete ancora convinti , qui potete invece osservare il test scientifico con la rilevazione dei residui su campioni di tessuto lavati con detersivo home-made e detersivo commerciale.

999 domande, 4 risposte e un tostapane.

Scrivere di elettrodomestici mi permette di essere presente a manifestazioni ed eventi legati anche al mondo dell’architettura, dell’interior design e dell’arredamento in generale.

Giovedì 11 gennaio sono stata invitata da Lifegate all’inaugurazione di “999. Una collezione di domande sull’abitare contemporaneo”, la mostra alla Triennale di Milano che si svolgerà fino al 2 aprile 2018.

Entusiasmante, colorata, vivace e mai banale perché sempre in evoluzione, questa mostra nasce da una vera e propria community di autori provenienti da vari settori:  aziende, progettisti e scuole liberi di esporre il loro personale concetto dell’abitare. Il tema si presta a molteplici interpretazioni anche per chi, di questa mostra è spettatore ed è proprio su questo che il curatore, Stefano Mirti, vuole puntare: “È un palinsesto di esperienze italiane significative a cui si affiancano una serie di ospiti internazionali in grado di coinvolgere il pubblico in maniera interattiva e partecipata grazie a una serie di ambientazioni fisiche, digitali e social. Una mostra dove è vietato non toccare.” .

E’ stato creato un sito internet dedicato – 999domandesullabitare.org – dove è possibile continuare a porre quesiti, incrementando la condivisione e fornendo spunti di riflessione sul tema; avere tutte le informazioni utili sulla mostra; consultare il calendario eventi, settimana per settimana e acquistare il catalogo della mostra. Nemmeno il catalogo rientra negli standard classici di una mostra d’arte, consiste infatti in una serie di libretti tematici a copertina flessibile, realizzati con il meccanismo del self-publishing di Amazon.

Chi la ha già visitata potrà rinnovare il biglietto per partecipare ai diversi appuntamenti in programma e seguire tutto il divenire di questa mostra-evento. E’ inoltre possibile interagire e rispondere alle domande che vengono pubblicate quotidianamente sul profilo Instagram e pagina Facebook @999domande, dove si possono anche trovare i video degli eventi e iscriversi a design contests .

La curiosità mi ha spinto a fare 4 domande al curatore, Stefano Mirti, che ringrazio infinitamente per la velocità e raffinata ironia, di cui è dotato solo chi non si prende mai troppo sul serio. Chi non clicca sul link oltre l’ultima domanda si perde tutto il senso di questa intervista e capisce davvero lo spirito di chi ha creato questa mostra.

 

Il mio blog parla di elettrodomestici e ho notato che tra i vostri sponsor e partner non ci sono case produttrici di questo settore. E’ stata una scelta vostra?

Non c’è stato un momento in cui è stata compilata una lista “invitati”. Abbiamo iniziato a fare correre la voce della mostra e abbiamo incontrato tutti i soggetti interessati. Banalmente, non è capitato di incrociare una casa produttrice di elettrodomestici. Peccato perché sarebbe stato un tema meraviglioso e anche, molto centrale e importante.

Io credo che gli elettrodomestici, grandi e piccoli, siano parte integrante del nostro abitare contemporaneo. Abbiamo tutti ricordi particolari legati a qualche momento della nostra vita: il colore di un vecchio aspirapolvere, il primo rasoio da barba, la stufa con il forno a legna della nonna ecc. Quale è il Suo?

Una volta che ho sbagliato una roba di tubi in uscita e l’acqua della lavatrice ha inondato l’alloggio dove abitavo in condivisione. Io ero l’ultimo arrivato, appena arrivato. Ero solo in casa e ho passato diverse ore a pulire tutto. Sembrava un film di fantascienza. Giornali, carta, stracci, acqua ovunque. Incredibile (nel senso letterale del termine: non ci potevo credere).

In Trentino, dove abito io,  ci sono sempre più condomini che si dotano di un locale lavanderia  da utilizzare in comune. Gli elettrodomestici possono avere una funzione sociale ed ecosostenibile?

L’esempio delle lavanderie collettive mi sembra perfetto. lo stesso potrebbe essere fatto per una grande quantità di altri elettrodomestici. colazioni collettive con tostapane e frullatori condivisi, frigoriferi di gruppo,insomma, a me piace molto.

Ci sono alcuni elettrodomestici iconici entrati anche nel mondo del design a tutti gli effetti, come il frigorifero FAB di SMEG, l’aspirapolvere ciclonico di Dyson, la planetaria KitchenAid. Quale è secondo Lei, il progetto meglio riuscito in questo campo?

Nel mondo degli utensili per la casa ,il mio best of best è chiaramente il rasoio usa e getta “Gilette”, che è assoluto, inarrivabile. La domanda però era riferita agli elettrodomestici (il rasoio usa e getta “Gilette” è un “manodomestico”). Mah se dovessi dire io, il tostapane di Thomas Thwaites mi piace da impazzire. E’ un progetto sublime, assoluto. Forse un po’ costoso, ma è un prodigio di intelligenza e sofisticazione!

https://www.ted.com/talks/thomas_thwaites_how_i_built_a_toaster_from_scratch?language=it

Quel che ho visto in anteprima da FICO Eataly World.

L’inaugurazione è stata ieri e avrete visto mille servizi in tv, ne avrete sentito parlare in radio, su social media, magazine online e a breve troverete anche articoli su riviste cartacee.

Io grazie ad una mia amica , giovedì 9 Novembre ho avuto la fortuna di poter vedere in anteprima per la stampa il nuovissimo FICO ( Fabbrica Italiana Contadina) a Bologna.

Il CAAB, mercato ortofrutticolo della città è stato riconvertito in un progetto straordinario ideato da Andrea Segrè, presidente della neonata Fondazione FICO e Oscar Farinetti, fondatore di Eataly , in collaborazione con Alessandro Bonfiglioli, direttore generale CAAB. L’ambizione è quella di essere il più grande centro al mondo ( si espande all’incirca su 80.000 mq.) per la celebrazione della bellezza dell’agro-alimentare italiano,  con l’obiettivo di diventare punto di riferimento museale, didattico e commerciale.

Io però non voglio annoiarvi o copiare i comunicati stampa ma spiegare quel che ho visto, così come lo racconto a chi mi chiede: “Allora? Come ti è sembrato?”.

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Mi è sembrato enorme. Grandissimo. Avevo mal di testa quando sono uscita. Ma l’idea è straordinaria. I giornalisti stranieri erano esterrefatti , mentre gli italiani mantenevano un certo contegno.  Alla destra dell’entrata c’era una rastrelliera con tantissime biciclette Bianchi di color turchese, con cestini di legno per poter sfrecciare all’interno di Fico e caricare gli acquisti senza fare fatica. La possibilità di girare tutto il mercato in bicicletta dà già una idea della mole della struttura.

Ci hanno consegnato un numero per poterci accodare ad un gruppo che seguiva una guida autorizzata di Fico, che aveva l’ambizione di portarci a visitare il mercato prima della conferenza stampa nel centro congressi. Erano quasi le undici del mattino e la fame si faceva sentire, siamo riuscite a seguire il nostro gruppo per circa metà percorso, dopodiché ci siamo lanciate a curiosare tra una bottega e l’altra.

FICO si sviluppa secondo un progetto concentrico che prevede nelle aree esterne attorno alla struttura, campi coltivati, stalle, vigneti e aree dedicate a piante aromatiche, macchia mediterranea, tartufaia, frutti dimenticati per arrivare al museo della civiltà contadina e alla agricoltura biodinamica.

Alcune zone dovevano finire d’esser allestite come il museo della civiltà contadina con gli attrezzi da lavoro e non c’erano ancora tutti gli animali all’interno delle stalle ma c’era grande fermento. I cartelli intimavano calma, ordine, e di non dare da mangiare o toccare gli animali ma sarà davvero difficile che vengano rispettati. Spero saranno presenti alcune guardie che li tutelino perché, viste le premesse sarà un caso molto simile all’EXPO di Milano.

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Nella parte interna invece, le botteghe più grandi hanno una particolarità che a me fa impazzire: il laboratorio a vista. FICO le chiama “le fabbriche” e a tutti gli effetti sono, in piccolo, i laboratori dove vengono creati prodotti alimentari d’eccellenza, così come accade nella sede principale. Centrale del latte Granarolo, Birra Baladin, Olio Roi, Pasta di Campofilone, Panificio Forno Calzolari sono solo alcuni dei nomi che, oltre alla classica vendita, producono in loco e organizzano corsi di formazione e degustazioni.

In quasi tutte le botteghe del mercato, che si espande su 9000 metri quadri, si possono acquistare anche i prodotti marchiati FICO, come latte, mozzarella, burrata, ricotta, yogurt, squaquerone, mortadella, pasta fresca, salsicce e salami di suino nero, confetture, sughi, olio, confetti, pasta di semola, olio e caramelle..

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Sempre in un’ottica didattica ci sono invece per grandi e piccoli molte aree dedicate ma  quelle più significative , secondo me per la filosofia della  zone interattive che vengono chiamate “giostre”. Sei installazioni dedicate al rapporto dell’uomo con fuoco, animali, terra, mare, vino e alla visione del futuro dell’agricoltura: la coltivazione idroponica.  In questo modo possiamo essere informati sulla realtà della agricoltura, dell’allevamento e della pesca, in maniera veloce e senza annoiarci.

Al centro dei lunghi corridoi di FICO troviamo chioschi e ristoranti di altissima qualità, tra cui anche il ristorante stellato “Guido di Rimini” che propone piatti di pesce gourmet.

Ecco dove mi sono fermata ad assaggiare prelibatezze:

  • Consorzio Grana Padano, dove ho assaggiato formaggi con particolari tipologie di miele e mostarde in abbinata a prodotti di latte vaccino e caprino.
  • Rossopomodoro , dove ho avuto seria difficoltà a mangiare una fumante pizza margherita piegata a portafoglio, cotta nel forno a legna.
  • “Bistrot della panetteria” del Forno Calzolari, dove ho assaggiato dei biscotti con gocce di cioccolato spaziali,  che mi sono fermata a prendere anche al ritorno e non potevo ancora acquistare. Mannaggia.
  • La “Pescheria” della Nave Errante dove servivano ostriche e bollicine, panini con cruditè di pesce ma io ho preferito una buonissima tartara di pesce spada. Le ostriche non mi piacciono molto ma il pesce spada era di una morbidezza e di un sapore straordinari.
  • “Focacceria Ulivo Bistrot”, letteralmente preso d’assalto un pò da tutti. Focacce strepitose che potevano essere farcite al momento, pizza e birra bianca “Montefollia” del birrificio Nadir di Sanremo, la prima birra al mondo con foglie d’ulivo nata in collaborazione con il Frantoio “Roi” . Sul retro si poteva vedere il frantoio già in funzione dove scorreva olio  mentre gustavamo le focacce e ci muovevamo tra i mille prodotti a marchio “Roi” dove l’olio è sempre uno degli ingredienti principali : dalla cosmesi alle birre.
  • Birrificio “Baladin”, proprio di fronte al Frantoio “Roi” dove in anteprima abbiamo assaggiato la birra Baladin per FICO. Una birra nata con sole materie prime italiane per raccontare attraverso i suoi profumi e aromi l’eccellenza del nostro Paese,  che sarà presente nei ristoranti di FICO che serviranno birra alla spina. Oltre all’area degustazione , dietro ad ampie vetrate si può vedere l’impianto del birrificio in scala ridotta realizzato per FICO.  Avrà un duplice compito: produzione e didattica. Ogni giorno verrà attivato un corso nel quale i partecipanti potranno conoscere la materia prima, le principali fasi di produzione e assaggiare diversi tipi di birre artigianali per comprenderne le caratteristiche.
  • La cioccolateria “Venchi” con una vera e propria “Chocolate Experience”. Si sceglie il cioccolatino che più ci ispira e si entra in una stanza che assomiglia ad una sala trucco dove mentre lo assaggiamo , uno specchio registra le nostre espressioni facciali, analizzandole. Proseguendo entriamo in una sala dove vediamo come il nostro volto ha reagito alle sensazioni che il cioccolato ci ha dato. Visi soddisfatti è dire poco!

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La stanchezza ormai la faceva da padrone e per ultima abbiamo visitato la giostra del futuro dove è installata una vera coltivazione idroponica di verdura e aromi .

Abbiamo preso un seme, lo abbiamo inserito in un cubo di lana di roccia e posizionato in uno delle appositi riquadri a contatto con l’acqua della coltivazione idroponica. Scaricando l’applicazione possiamo tenerne sotto controllo la crescita ed è un modo molto intelligente per far comprendere a tutti come sarà sempre più importante trovare nuove strategie di coltivazione nel settore agroalimentare.

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Vicino all’uscita di FICO c’è tutto il settore dell’eccellenza italiana NON ALIMENTARE, riguardante la casa e il design dove troviamo i marchi : Tvs, Kartell, Industria Vetraria Valdarnese, Fratelli Guzzini, Schonhuber, Coltellerie Berti, Tessitura Toscana, Rcr Cristalleria Italiana, Sambonet, Paderno, Whirpool, Ruffoni, Alessi, Marcato, Smeg.

Gli stand di Whirlpool e Smeg contengono il meglio delle rispettive gamme di piccoli elettrodomestici con qualche modello di punta della gamma grandi elettrodomestici.  Lo stand di Smeg, invece ha deciso di puntare tutto sulle linee colorate e accattivanti della linea 50style, riconoscibile e amatissima sia in Italia che all’estero.

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Whirlpool oltre ad avere una bottega che punta sulle ultime novità per tecnologia e design ha ideato una particolare installazione all’interno dell’area food: uno showcooking  diverso dal solito. Conosciamo bene ormai gli showcooking dove il cibo e gli elettrodomestici sono protagonisti ma in questo caso, la componente principale era la musica. Un forno Kitchenaid ( marchio che fa parte della Whirlpool Corporation) installato a scomparsa in un pianoforte a coda, dove un bravissimo musicista eseguiva musica jazz.

Le casse somigliano molto a quelle di Ikea ma la cosa più intelligente è stato posizionare subito dopo , gli sportelli di “Poste Italiane”. Fenomenale intuizione per un sito come FICO, di facile accesso per tutti.  Italiani e stranieri potranno acquistare tutto quello che vogliono, senza dover pensare al peso del bagaglio ma semplicemente spedendolo al termine dell’acquisto.

Il mio riassunto è questo:

  1. Se soffrite di mal di testa non andateci nel weekend ma prendetevi un giorno di ferie per fare dei bellissimi regali che poi potrete spedire direttamente  a casa dei destinatari.
  2. Scegliete sul calendario di FICO, un laboratorio come quello ad esempio della birra perché è una bellissima esperienza che fa comprendere meglio tutto il lavoro che c’è dietro a un prodotto di qualità.
  3. Portateci soprattutto i bambini perché c’è tutto quello di cui hanno bisogno per imparare qualcosa di nuovo, amare e rispettare la natura e i prodotti italiani, assaggiare nuove tipologie di cibo e affinare il gusto, fin da piccoli. Mi raccomando fate loro rispettare le regole per avvicinarsi agli animali.
  4. Andate a FICO senza preconcetti, evitando il disfattismo che come italiani ci contraddistingue, consci che la perfezione non esiste ma lavorando sodo, come è stato fatto in questo caso, ci si può avvicinare.

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Questione di peso

Spesso la prima cosa che mi si chiede di un elettrodomestico : ” Mi fa sentire se è tanto pesante”?

Credo sia un retaggio dei tempi che furono, quando la merce ancora la si acquistava prevalentemente “a peso”. Ma è davvero così importante?

Qui vi riassumo quello che rispondo ai miei clienti quando, inevitabilmente spunta questa domanda.

 

FERRO DA STIRO

Non sempre il fatto che sia leggero è un vantaggio: molte signore soppesano i ferri da stiro in esposizione come si fa con i meloni al supermercato. Il movimento corretto che ci consente di non sforzare troppo la spalla sarebbe quello di far scivolare il ferro da stiro sui capi, senza premere verso il basso. In questo modo, un ferro pesante può aiutarci con il suo stesso peso, distendendo le pieghe in pochi passaggi,  evitando di farci premere la piastra contro il piano da stiro. Un ferro da stiro troppo leggero potrebbe inoltre voler dire ” piastra sottile” che si riscalda in fretta ma altrettanto rapidamente si raffredda. Questo non è necessariamente un punto a sfavore perché è il modello ideale per chi lo utilizza al bisogno , magari solo per stirare un vestito o una camicia prelevati in ritardo dall’asciugatrice.
SCOPA ELETTRICA

Molti li vogliono poco pesanti perché devono aspirare scale e portarlo da un piano all’altro senza farsi venire mal di schiena. Io , che metto davvero a dura prova gli elettrodomestici vivo su un piano unico e ho acquistato un aspirapolvere a traino pesante,  con paracolpi che non lasciano il segno sui muri e rotelle comode da poter trascinare, sentendomi libera di aspirare dove volessi con il bastone prolunga. Il peso quindi non è mai stato un problema per me ma avessi avuto scale interne all’appartamento non so se avrei fatto la stessa scelta. Spesso infatti chi ha scale opta per la scopa elettrica con una sostanziale differenza: nell’aspirapolvere muoviamo solo il bastone e la spazzola in fondo che pesano relativamente poco, mentre con la scopa elettrica ad ogni movimento spostiamo anche scocca, sacchetto, motore, filtri ecc. Sarà difficile trovare un punto d’incontro tra potenza, resistenza dei materiali e leggerezza nella scopa elettrica ma molte aziende ci stanno lavorando.  La tecnologia senza sacco e il particolare modello di Dyson con il motore in alto hanno contribuito a modernizzare questo elettrodomestico infernale. Non è per niente comodo pulire ogni singolo scalino con una scopa elettrica, sollevandola ogni volta. A meno che non abbiate una scopa elettrica cordless: quelle sono davvero leggere e maneggevoli, la batteria non dura a lungo se avete una casa di grande superficie ma parleremo di loro a tempo debito. In conclusione, nel caso non lo aveste capito io tifo per l’aspirapolvere a traino.

#teamvacuum.

ASCIUGACAPELLI

Negli anni Novanta c’erano questi enormi phon pesantissimi di cui anche io ho ricordo che se per caso ti sfuggivano di mano riuscivano a rompere persino le piastrelle del bagno. Alcuni avevano il bocchettone d’acciaio, rischio perenne di ustione ma la velocità di asciugatura era senza pari. Ora la domanda sul peso del phon è un “must”  e mi sono accorta, non tanto per i miei capelli ma quando devo asciugare quell’anguilla di mio figlio un phon leggero, potente e compatto è l’ideale. Molte persone anziane farebbero fatica e anche i giovani che ormai si destreggiano molto bene con arricciacapelli e piastre hanno bisogno di poter utilizzare modelli leggeri per creare velocemente lo styling desiderato. In negozio, anche per buon senso spesso non è possibile provare tutti i modelli e sentirne la leggerezza,  perché tenere un phon in mano qualche secondo non è sufficiente per valutarlo correttamente. Come fate, infatti a ricordarvi il peso del vostro? Un trucco consiste nello scegliere phon con canna media e pochi accessori, prendere il phon con la destra, se siete mancini e con la sinistra se siete destrorsi. Il disagio vi farà sentire meglio il peso del prodotto: se non vi sembra pesante, allora è quello giusto per voi. Vi raccomando di fare attenzione a non esser tratti in inganno dalla troppa leggerezza perché un motore potente, inserito in una scocca “light” potrebbe dare problemi. Non cercate poi di trovare scorciatoie acquistando phon da viaggio con l’obiettivo di avere un phon leggero da utilizzare quotidianamente . Durerà neanche il tempo della garanzia, se vi va bene.

In conclusione acquistate elettrodomestici poco pesanti ma di marche conosciute e certificate, perché possiate utilizzarli sapendo che la loro leggerezza è data dalla ricerca tecnologica e non da risparmio sulla qualità dei materiali dell’azienda produttrice.

Caricovariabile @Fuorisalone 2017 (seconda parte) 

Alle sei del pomeriggio di giovedì, assieme alla mia amica sono arrivata all’evento Faber dove veniva presentata K-ARTA, la cappa filtrante con tecnologia saliscendi, rivestita in pregiata carta di Fabriano da Sandro Tiberi: l’ultimo mastro cartaio ufficiale della regione Marche.

Mentre Sandro Tiberi creava carta a ciclo continuo affascinando tutti, io scansavo giapponesi impazziti ammirando le sue opere d’arte, alcune di esse trasferite sul rivestimento di alcune cappe come nel caso di Talika. Sono pezzi unici e speciali che uniscono territorio, arte, qualità e funzionalità. La mia amica ha immediatamente chiesto: “Ma non è troppo delicata la carta? Come si fa a pulirla bene? Non ingiallisce e assorbe gli odori?” E’ una domanda davvero pratica e intelligente, che anche io mi ero posta quando a Fabriano, ci era stata mostrata in anteprima. Ma non avevo ancora fatto la carta di Sandro Tiberi e soprattutto non la avevo portata a casa. E’ da circa due mesi che ho in salotto una rosa di carta e il foglio che ho fatto con le mie mani: la carta non è ingiallita e non ha assorbito odori di alcun tipo ( come invece pensavo), non si è sfibrata o rovinata. E nemmeno seccata. Tanto di cappello!

Mi ha anche molto colpito il progetto realizzato da Faber assieme a Haute Material : il tavolo Convivio, esposto durante il Fuorisalone sia nel loro spazio che in quello di Colmar, in via Borgonuovo. Il titolo dice già tutto: “Un tavolo che si fa cucina“. Sì, ma come? Una struttura moderna di legno e metallo, disegnata da Giulio Iacchetti, semplicemente schiacciando un pulsante si rivela una cucina vera e propria: lavello e rubinetto in acciaio, piano ad induzione e cappa aspirante, entrambi Faber. Davvero stupenda e funzionale! Difficile spiegare a parole una cosa così innovativa, quindi potete vedere il video di presentazione  qui .

Il secondo invito lo ho ricevuto da Neff che assieme a Doimocucine e alla famosissima foodblogger Sonia Peronaci ha realizzato uno showcooking nella bellissima sala di Spazio Cernaia, nel cuore del Brera Design District. Siccome gli appuntamenti sono sempre allo stesso orario mi sono persa la parte di showcooking. Sono però arrivata in tempo per toccare con mano i preziosi forni di Neff . E’ stato infatti presentato il nuovo modello di forno combinato che unisce alle già presenti modalità tradizionale e vapore, anche il programma speciale “Sous vide” per la cottura sottovuoto. La particolarità per me che sono molto pratica e una frana ai fornelli è la maniglia Slide&Hide , che ha la modalità di apertura come quella delle lavatrici: si tira una linguetta che in posizione di riposo è un tutt’uno con la porta del forno. Per gli uomini che mi leggono è per capirsi, come la tradizionale apertura del bagagliaio dell’auto. Una soluzione semplice ma assolutamente utile per guadagnare spazio nelle nostre cucine sempre più piccole e che non implica aperture automatizzate, che possono sempre rompersi nei momenti meno opportuni.

Meno pratica, secondo me invece è HIDE, la possibilità di far rientrare completamente la porta del forno nell’incasso del mobile. Può esserci infatti la dispersione del calore nell’ambiente, conseguenze sugli ingredienti della ricetta che stiamo cucinando e un picco energetico, una volta richiusa la porta, dato che il forno deve tornare alla giusta temperatura.  Potrebbe anche essere pericolosa nel caso ci siano bambini o animali domestici e il forno venisse posizionato in basso e non ad altezza busto. Ad ogni modo dal momento che Neff si rivolge solamente a mobilieri come rivenditori autorizzati già questo è garanzia di sicurezza: la vendita viene pianificata e accompagnata, senza essere esposta ad errori che si possono magari fare più facilmente negli acquisti d’impulso. Come già anticipato nella prima parte del mio racconto sul Fuorisalone il tema principale di quest’anno è stata la cappa aspirante inserita nel piano cottura. Anche Neff ha presentato il suo modello che consiste in un piano ad induzione con zone di cottura flessibili e non i tradizionali quattro fuochi ben definiti, con un grande elemento di aspirazione al centro. La cappa è protetta da una griglia in ghisa che però potrebbe alla lunga rovinare il piano in vetroceramica.

La parte più interessante degli eventi però non è quella di presentazione ma soprattutto i commenti successivi che si possono ascoltare aggirandosi ad orecchie tese, tra i partecipanti.  Ho potuto scambiare due parole con Sonia Peronaci sul tema elettrodomestici e mi ha veramente stupita: lei legge le istruzioni. Lei è una delle poche, pochissime persone a leggere i manuali d’uso e infatti ha candidamente paragonato l’uso delle istruzioni alle ricette: è vero che anche in cucina si può andare a braccio ma se si vogliono ottenere risultati perfetti bisogna attenersi alle dosi. Si trova sinceramente bene nella sua collaborazione ormai pluriennale con Neff e ha deciso di utilizzare i loro elettrodomestici anche per la sua scuola di cucina Sonia Factory.

Il terzo evento è stato un saluto agli amici di Miele al loro Gallery in zona Moscova e anche qui è stato presentato il loro modello di piano ad induzione con cappa integrata.

Ma come mai tutte le case produttrici di elettrodomestici  in questo periodo stanno realizzando cappe così particolari?

Andrea di Frigo2000, distributore di Bora per l’Italia, mi sorride sornione e ammette candidamente che sì , ora sono arrivati anche gli altri e no, loro non temono confronti. “E’ proprio adesso che arriva il bello.” mi dice “e questa è la filosofia di Frigo2000, la prima a credere in questo sistema di aspirazione.”. Il mio terzo incontro durante questo Fuorisalone infatti è stato con Bora, che ha portato a Milano un truck speciale, parcheggiato in zona Isola, a ridosso del bellissimo quartiere del Bosco Verticale. Non era uno spazio espositivo votato al design, con ospiti speciali a fare showcooking ma uno spazio dimostrativo non-stop , che mirava alla semplice spiegazione del prodotto e alla sua continua messa in funzione. Io chiedo: ” Ma come mai voi siete gli unici a fare questo? ” La risposta me la da Francesca Massobrio, responsabile comunicazione di Frigo2000:  “Per noi Eurocucina deve essere tutto l’anno!”.  Eurocucina per chi non lo sapesse è la fiera biennale, inserita all’interno del Fuorisalone che tratta il mondo degli elettrodomestici. Molti produttori quest’anno si sono limitati a fare una veloce presentazione di prodotto, dando più importanza all’evento in sè che al prodotto,  risparmiando le forze per l’anno prossimo, dato che quest’anno c’era Euroluce, la fiera dedicata all’illuminazione.

Nel truck di Bora invece l’acqua bolliva costantemente nelle pentole e  il vapore veniva aspirato da tutti i diversi modelli di prodotto presenti. Questo modello di cappa è stato creato perchè il proprietario, esperto mobiliere, aveva sempre clienti insoddisfatti delle prestazioni delle cappe aspiranti. Non è proprio corretto parlare di aspirazione in questo caso, piuttosto di estrazione o di ricircolo dell’aria, se si decide di dotarla di tubature e filtro per reimmettere l’aria pulita nell’ambiente di cucina.

L’ultima domanda che faccio è il grande classico del cliente: “ma funzionano veramente?” La risposta è molto semplice: la cappa integrata nel piano cottura va ad aspirare il vapore prima che si propaghi nell’ambiente, spingendolo verso il basso con una serie di vortici che possono assomigliare a quelli di un’aspirapolvere ciclonico. Tutto questo al contrario delle tradizionali cappe, che vanno ad aspirare il vapore solo una volta che è già nell’ambiente, attirandolo verso l’alto.

Andrea risponde con una simpatia e cortesia uniche e sfila il serbatoio per farmi vedere che in realtà si tratta in buona sostanza, di una cappa capovolta.  La potenza aspirante la vedo da me dato che il vapore scompare in maniera molto veloce ma non posso fare a meno di chiedermi: sarà lo stesso con vapori più pesanti di quelli dell’acqua?

Sono per lo più indicate per le cucine costruite ad isola o con davanti una finestra; eliminano il problema della dispersione dei fumi, di cui si deve sempre tenere conto quando si progetta una cucina e risolvono il problema delle persone molto alte che, con le classiche cappe si devono piegare o sbattono la fronte mentre cucinano. Io sono molto interessata perchè è sempre bello poter trovare soluzioni personalizzate per i miei clienti, questo tipo di cappa è molto diffuso in Alto Adige e se tutti i produttori di elettrodomestici sono corsi ai ripari creando modelli simili, un motivo ci sarà. Molti miei clienti la hanno richiesta, in fase di progettazione ma ho optato per soluzioni alternative perché avendo spazio a disposizione mi pare uno spreco utilizzare una soluzione del genere. Io preferisco da sempre le soluzioni separate perché se la cappa aspirante o il piano ad induzione si guastano, si è costretti a buttare tutto.

Mi piace sempre però smentire le mie convinzioni, andare a fondo e conoscere meglio chi questo tipo di elettrodomestico lo ha lanciato per primo e ne conosce pregi e difetti. Andrò quindi a breve a visitare lo showroom di Cinisello Balsamo dove Frigo 2000 ha una esposizione di elettrodomestici funzionanti Bora assieme anche ad altre marche straordinarie, magari ancora poco conosciute in Italia come Wolf, Sub-zero e V-Zug. L’eccellenza è il loro mestiere e voglio proprio approfondire la questione cappa aspirante con piano ad induzione per parlarvene al meglio in un post dedicato.

Nel frattempo ancora mille complimenti a Frigo2000 per aver puntato dritti all’elettrodomestico, senza fronzoli: sta ad indicare una grande sicurezza nel prodotto ed enorme passione per il proprio lavoro.

Multi-groomer WAHL

L’altra sera parlando con amici ho chiesto chi utilizzasse il regolabarba o rasoio elettrico. La risposta mi ha stupito. Solamente uno lo utilizza per tenerla regolata, gli altri due utilizzano quotidianamente il rasoio manuale, l’ultimo ha pochissima ricrescita e la fa una volta ogni morte di Papa. In un gruppo di trentenni mi sarei aspettata una risposta diversa e invece no.

Oggi va molto di moda la barba, meglio se lunga, quindi il piccolo elettrodomestico più venduto in questo settore è senza dubbio il regolabarba. Se si parla di marche, i leader del settore sappiamo tutti quali sono ma c’è una casa produttrice in particolare che è garanzia di una qualità talmente alta e professionale che spesso non si sa nemmeno che la si può trovare nei negozi.

Si tratta di Wahl. Nel 1919 Leo J. Wahl presentò la richiesta di brevetto per il suo tagliacapelli elettromagnetico e la produzione iniziò presso la Wahl Manufacturing Company.  Si trattava del primo pratico tagliacapelli con il motore incorporato, anziché connesso tramite un braccio flessibile. Prima della fine del 1920 la fabbrica aveva prodotto e venduto migliaia di tosatrici ai barbieri di tutti gli Stati Uniti.

E’ un marchio che ha una fama indiscussa ma chiaramente non è un prodotto che posso testare io personalmente. Mi sono quindi affidata alla valutazione di mio marito, che di barba e capelli ne ha tantissimi e del nostro amico barbiere.

Il modello che andrò a mostrarvi è il 9864, nella foto qui sotto. Questo è un prodotto completo che consente di essere utilizzato come rasoio, regolabarba, tagliacapelli e taglia peli del naso.

Wahl-Lithium-Ion-Slate-Stainless-Steel-Trimmer-9864

 

 

PUNTI FORTI

  1. Poca rumorosità e vibrazioni non fastidiose. Ci sono rasoi che fanno un baccano infernale e per molti può sembrare un pregio, una specie di sinonimo di potenza ma non è così. La struttura del rasoio potrebbe non essere di alta qualità e il motore non durare a lungo.
  2. Struttura metallo. La prima cosa che colpisce di questo rasoio è il suo peso. E’ vero sarà anche la batteria ma la struttura in metallo si sente eccome! Ovviamente si tratta di un pregio perchè difficilmente si usano rasoi del genere per tanto tempo di fila e quindi il peso non è un problema. Al contrario significa durevolezza e più resistenza ad urti e alle continue vibrazioni delle lame.
  3. Ricarica veloce e duratura. Partiamo dal presupposto che le cose quando ci servono non sono mai cariche. Questo modello ha fino a 4 ore di autonomia ad uso continuo se viene ricaricato due ore e la speciale funzione di ricarica veloce di 1 minuto per evitare di restare con la barba rifinita a metà. Questa è un vantaggio mica da poco!
  4. Lame professionali. Mio marito per testarne la qualità ha provato la testina tagliacapelli sul suo braccio, dove i peli sono tanti, lunghi e fini, in una zona sensibile. Risultato? Zona perfettamente rasata e senza arrossamenti al primo passaggio. Le lame tagliano quindi in maniera perfetta senza toccare la pelle.
  5. Naso e orecchie. Accessorio molto sottovalutato, anche dalla sottoscritta che ha subito sentenziato: “ma perchè pure questo, ma serve davvero?!”. In realtà questo semplice accessorio in più ci consente di evitare l’acquisto dell’apposito tagliapeli del naso elettrico che occuperebbe spazio nei nostri già piccoli bagni. L’utilizzo effettivo magari sarà minimo ma conviene.

 

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PUNTI DEBOLI

  1. Senza filo. Il mio amico barbiere ha sentenziato: “Che bell’oggetto! Sì però cordless…” Ecco, quello che per noi nella quotidianità risulta comodo, per i professionisti risulta scomodo. Essendo un regolabarba e un rifinitore è difficile che vi sia un utilizzo quotidiano e nonostante le batterie al litio siano ultra performanti, la durata della “vita” di un regolabarba a filo è superiore.
  2. Distanziatori e precisione di regolazione. Sarebbe importante avere la possibilità di seguire le esigenze di lunghezza di barba, corpo e capelli, senza dover sostituire tutte le volte i distanziatori, semplicemente spostando un cursore sull’impugnatura. Eviterebbe ai più sbadati di perdere il distanziatore preferito oppure di non utilizzare mai alcuni di loro.
  3. Indicatore di batteria.  Sarebbe cosa buona e giusta su un prodotto così ben fatto poter riuscire a sapere il grado di carica della batteri , un pò come avviene sui nostri cellulari invece c’è semplicemente un cambio di colore della luce. L’indicatore LED semplice quindi secondo me non è sufficiente e soprattutto nel mondo dei piccoli elettrodomestici senza filo è importante saper quando ricaricare un prodotto.
  4. Manutenzione.  Non c’è niente da fare: quando ci si abitua bene, poi si fa fatica a tornare indietro. E’ vero le lame sono di un materiale eccezionale, autoaffilanti e delicate sulla pelle ma non sono lavabili sotto l’acqua corrente. Nè tantomeno possono essere utilizzate sotto la doccia. Ecco che quindi la manutenzione delle lame con pennellino e lubrificante si fa importante per la durata nel tempo di questo eccezionale aiutante domestico.

 

Conclusioni?

Questo tipo di prodotto secondo me è perfetto per chi non è alle prime armi con barba, baffi e capelli. Eccezionale per la sua precisione consente di mantenere barba, baffi, pizzetto e basette sempre in estremo ordine e con poca fatica. E’ adatto per chi ha costanza e riesce a curare le lame nel tempo,  per gli sportivi che devono rasare spesso anche altri parti del corpo, senza voler ricorrere sempre alla ceretta.

Tenete sempre presente che mentre acquistate un rasoio, un tagliacapelli, un regolabarba dovete pensare a quanto e come lo usate ma anche alla vostra tipologia di barba e capelli. Spesso infatti siamo scontenti dei nostri elettrodomestici perchè prima di acquistarli non pensiamo a come li usiamo.

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Sulla mia pagina Facebook e profilo Instagram potrete vedere i video che ho fatto per farvi sentire il rumore e vedere gli effetti e la delicatezza della rasatura.

A questo link inoltre potete vedere il video di presentazione Wahl del regolabarba 9864  .

Per maggiori informazioni su questa azienda invece ecco il sito ufficiale http://wahlglobal.com

 

 

 

4 cose da sapere prima di sostituire un elettrodomestico 

Avete presente quando vi dicono che ogni tanto bisognerebbe cambiare? Anche solo variare il percorso quotidiano per andare al lavoro, ad esempio. Ecco, io ci ho provato con la mia agenda. Sono anni che ho la Moleskine settimanale e  quest’anno ho voluto strafare: ne ho comprata una nuova, sbarazzina e con pianificazione giornaliera.

Nein! Nein! Nein!

Spaesata, mi costringo a utilizzarla  per un mese e non ci riesco. Piuttosto mi segno le cose sulle mani.

Succede la stessa cosa quando ai miei clienti si rompe un elettrodomestico, grande o piccolo che sia.  Dilemma: ne acquisto uno uguale identico o comunque della stessa marca? Cambio casa produttrice e ascolto quella mia amica che si trova così bene? Prendo al volo quell’offerta o spendo di più questa volta?

Ecco quattro fattori da tenere a mente quando ci troviamo davanti al dilemma del cambiamento.

Esigenze

Le vostre esigenze sono cambiate? Avete aumentato o ridotto il nucleo famigliare, modificato le vostre abitudini  rispetto a quando avevate acquistato il modello precedente? La lavatrice da cinque chili potrebbe non essere più sufficiente se aumentate il nucleo famigliare così come se si decide di seguire un regime alimentare vegetariano potrebbe essere utile una piccola vaporiera invece di un microonde. Sono gli  elettrodomestici a doverci aiutare nel quotidiano, seguendo nostre esigenze e non il contrario.

Materiali

Le aziende produttrici possono avere modificato, in meglio o in peggio, i materiali con cui viene fabbricato l’elettrodomestico. Fate molta attenzione, quando valutate l’acquisto, alla composizione dei materiali del prodotto. In alcuni modelli troviamo più componenti in plastica che possono rompersi facilmente oppure inserti in metallo o materiali brevettati e particolari che invece ne migliorano le prestazioni.

Ricambi e assistenza

Volete un modello identico a quello acquistato anni fa?  Mantenere la stessa marca produttrice? Ci sono ancora modelli di in commercio o su siti paralleli. Se lo trovate potrebbe non essere poi un così grande vantaggio. Ad esempio i pezzi di ricambio potrebbero, a breve, non essere più disponibili presso i centri assistenza e i consumi energetici non rispettare i parametri delle attuali etichette energetiche europee.

Consigli

Non fatevi condizionare da parenti e amici. Se la suocera o le amiche  sono entusiaste di un certo modello non è detto che lo stesso vada bene a voi. Voi potreste non aver tempo e voglia di utilizzare un normale aspirapolvere e preferire ad esempio, un piccolo robot programmabile che pulisca quando non siete in casa. Ascoltate tutti e poi decidete per conto vostro: almeno se sbaglierete acquisto, non avrete rimpianti.

Io, nel frattempo mi sono comunque acquistata una Moleskine . Di nuovo.

5 cose che odiamo fare con gli elettrodomestici 

 

Inutile nascondersi. Tutti abbiamo qualche lavoretto di casa che detestiamo fare.

Personalmente pulire il lavello di cucina e pelare la frutta si piazzano sempre ai primi posti ma è una questione soggettiva!

Ho visto recentemente, un post su Instagram di AGipsyinthekitchen in cui scrive che svuotare la lavastoviglie è una delle operazioni che eviterebbe volentieri di fare. Anche stendere i panni è una delle cose più odiate ma con l’arrivo della asciugatrice, questo problema per tanti sembra essersi risolto.

Ecco qui allora le  5 cose che, dalla mia esperienza, proprio non ci piace fare con gli elettrodomestici.

1)  Pulire il filtro della lavatrice.

“Quale filtro? Quale lavatrice?”

Capita spesso che si telefoni all’assistenza tecnica  o al rivenditore  dicendo che la lavatrice non scarica più l’acqua. Molto spesso è colpa del filtro intasato, solitamente di forcine, acchiappacolore, monete e fazzoletti. Sarebbe buona norma pulirlo almeno una volta al mese ma rimandiamo talmente tante volte il momento di farlo che finisce che ce ne dimentichiamo.

2) Svuotare il serbatoio del ferro da stiro .

“Ah non si può lasciare dentro l’acqua?”

Sia che si tratti di ferro a vapore tradizionale che di ferro caldaia, questa cosa di svuotare il serbatoio a molti di noi  non va giù .È invece buona norma svuotarlo sempre per evitare calcare e ristagni che possono creare odore sui vestiti. Le persone davvero precise, come mi è già capitato di vedere in casi limite gestiscono l’acqua in modo da finire la pila di bucato da stirare, nell’esatto momento in cui il serbatoio resta a secco.

3) Tagliare la frutta per l’estrattore di succhi.

“Ma quindi posso metter giù la frutta intera?”

No. È una operazione che scoraggia un po’ chi vorrebbe farsi un sano estratto in velocità, tanto che a volte si finisce per mangiare la mela a morsi. Se con alcuni modelli di centrifuga è possibile farlo e vi assicuro che è una gran soddisfazione vedere un frutto entrare intero e uscire sminuzzato, senza sporcare niente in cucina, con l’estrattore non si può. La differenza sta proprio nella sua prerogativa principale: la coclea. Mentre le lame della centrifuga possono anche tritare una mela intera, la coclea che è fatta in plastica non riesce ad avere la stessa forza. Se vogliamo quindi estrarre tutto il succo possibile con il minimo scarto ci toccherà tagliare la frutta prima di inserirla nel boccale.

4) Sostituire il sacchetto dell’aspirapolvere.

“Non sarà mica già pieno!”

A volte arriviamo fino a quasi farlo scoppiare,nel caso non si abbia un modello di aspirapolvere con segnalatore di riempimento sacchetto. Attenzione e precisione degna di un addetto al disinnesco bombe,  per togliere il sacchetto dalla sua sede quando è troppo pieno.

Mi si può anche dire che i modelli senza sacco agevolano il tutto. E invece no. Gente terrorizzata dall’idea di svuotarlo tutte le volte, prima arriva la frase ” ah lo voglio senza sacco!”, ” ma devo svuotarlo ogni volta?” e al mio ” sarebbe meglio,sì.”: il panico. Soprattutto perché molti serbatoi sono di plastica trasparente e lo sporco si vede. Pochi resistono a utilizzare una cosa con il serbatoio sporco! E qui arriviamo al punto iniziale: chi ha un aspirapolvere col sacco si dimentica di svuotarlo finché non scoppia, perché lo sporco non lo vede. Io, almeno dico a mio marito che mi dimentico.

5) Pulire il forno.

“Le righe sul vetro”

Un minuto di silenzio.

Non c’è prodotto specifico per pulirlo, non c’è pirolisi, non c’è modello combinato col vapore che tenga. È vero sono funzioni che ci facilitano la vita ma ci vorrà sempre  e comunque il nostro olio di gomito. E lo sporco, si sa non va a formarsi dove è più facile rimuoverlo.

È bene quindi informarsi, prima dell’acquisto di un forno cercando di scegliere un prodotto che abbia materiali semplici da pulire ( il semplice smalto non è uno di questi) o comunque la possibilità di smontare il vetro per lavarlo comodamente.

Welcome back, Nokia 3310!

Era quello che con il suo peso ti deformava le tasche delle giacche; se cadeva per terra non si scalfiva minimamente; la sua vibrazione potente si sentiva anche attraverso le borse e ogni tanto lo faceva cadere anche dal tavolo.

Ti teneva compagnia mentre aspettavi qualcuno con interminabili partite a snake; se superavi il limite di caratteri negli sms ti arrivavano in tre pezzi diversi e dovevi cercare di ricostruire il senso da solo.  Catene di Sant’Antonio fastidiosissime e sms con immagini costituite unicamente da punti, virgole, parentesi e asterischi.

Questo e molto altro era il Nokia 3310!

Leggenda indiscussa della telefonia, stando a quanto dichiarato da HMD Global Oy, realtà che detiene i diritti di Nokia in ambito telefonia, tornerà sul mercato a brevissimo.

Secondo alcune indiscrezioni sarà sempre con schermo a due colori, fotocamera 2mpx  e un lettore musicale: niente touchscreen, applicazioni o aggiornamenti ma dotato di connessione 3G. Costo stimato? Tra i 39 e 59 euro.

Per la conferma di tutti i dettagli bisognerà però aspettare il Mobile World Congress, che si terrà a Barcellona l’ultima settimana di febbraio.

Frullatore

Avviso.

Questo non è un post di prodotto ma la parola rende bene come mi sento io al momento.

Shakerata, elettrizzata, spaesata ed emozionata.

Incredibile.

Da pochi mesi ho aperto questo blog e non mi aspettavo di essere travolta così presto dagli eventi. Ho scritto e sto scrivendo articoli per magazine online di importanza nazionale come Lacasainordine.ilgiornale.it e donnamoderna.com .

I miei tempi saranno sempre più stretti, il lavoro tanto e ci sono progetti che si stanno delineando molto velocemente.

In questo momento posso solo essere felice. Felice come chi,  avvolto dalla nebbia da un po’ di tempo, non vedeva la strada da prendere e oggi invece ha capito quale direzione percorrere. Nuvole alte, forza di volontà, tanta passione e le persone giuste al momento giusto mi hanno aiutata a credere in questo percorso.

Non finirò mai di ringraziarle.

Si dice che dai trent’anni in su, inizia una nuova fase della vita.

Direi allora che per me, il cambiamento è appena cominciato.

Pic from tastysketch.com.

Designer Andy Gao