Testiamo la nuova POWERSTICK JET di SAMSUNG!

Potenza pura in ogni situazione.

Dunque partiamo dal fatto che io ho sempre la voce nasale da ottobre a marzo. Sembro sempre raffreddata e questo è dovuto a una cosa: la mia allergia agli acari che con l’inverno e il riscaldamento acceso aumenta ancora di più.

Avete presente quel bel getto d’aria che vi investe in piena faccia se non vi spostate un attimo mentre usate l’aspirapolvere? Sacco o non sacco, scopa o aspirapolvere a traino, poco cambia: l’aria vi si spara in faccia.

LEI NO.

Lei la espelle ai lati e l’aria emessa viene purificata fino al 99,999% da polvere e allergeni. Ha un sistema di filtraggio HEPA a 5 livelli che restituisce aria pulita e non ve la spara in faccia ma la espelle ai lati del motore, delicatamente.

Avete presente quando dovete forare il muro per il supporto della scopa cordless perché sennò la base di ricarica non vi sta da nessuna parte?

LEI NO.

Lei ha una base di ricarica che la sostiene e quindi è sufficiente trovarle un posticino per farla riposare dalle sue fatiche e in tre ore e mezza la sua ricarica è completata. Può tranquillamente restare sempre nel suo alloggio perché la batteria non si rovina.

A proposito, avete presente quando vi dicono che la batteria dura 60 minuti ma voi la accendete al massimo e si scarica dopo dieci di utilizzo?

LEI NO.

Perché vi basta scendere un piano, prelevare la batteria aggiuntiva dal suo alloggio nella stazione di ricarica e scambiarla con quella appena terminata per pulire altri venti minuti a velocità massima. Oppure altri 60 a velocità minima. Selezionatele queste velocità che lei pulisce sempre bene allo stesso modo, altrimenti non ce le inventavamo.

Sono bellissimi i suoi accessori, come la lancia allungabile per aspirare i ragni, quella flessibile per arrivare in cima a librerie e armadi, la turbospazzola per i tessuti e i peli di animali ma vogliamo parlare della goduria di poter avere una batteria aggiuntiva, sempre pronta all’uso?

E avete presente quandovi viene un callo alla mano a forza di tenere premuto il pulsante della scopa cordless?

LEI NO.

Basta un tocco e il display sull’impugnatura si illumina e vi fa selezionare la velocità oppure avvia automaticamente il programma di pulizia del pavimento.

Sì ho detto pulizia del pavimento perché ha un accessorio magnifico che con due spazzole rotanti e i relativi panni applicabili è in grado di lavarvi il pavimento.

Non ci credete?

Seguite su Instagram le mie stories di #potenzapura con la nuova PowerStickJet di Samsung! Romperò le scatole ai miei più cari amici, testandola in tante situazioni diverse e potrete vederla in azione!

Perché il detersivo fatto in casa non va bene per la lavatrice.

Ci sono quattro elementi fondamentali per ottenere un tessuto pulito: acqua, enzimi, tensioattivi e sfregamento.

Le ricette di detersivi home-made per la lavatrice, di solito sono costituite da tre cose: addolcitori come borace, soda o bicarbonato di sodio (che in realtà non ammorbidisce in modo del tutto efficace la durezza dell’acqua); sapone di Marsiglia in versione grattugiata o fusa; smacchiatori. Due su tre di queste categorie sono in realtà elementi ragionevoli da aggiungere al vostro bucato. Infatti molti detersivi commerciali contengono addolcitori per contrastare la durezza dell’acqua ed impedire ai minerali di depositarsi sui tessuti, dato che questi ultimi costituiscono il maggior ostacolo per la sua pulizia.

 Perché i detersivi fatti in casa possono danneggiare lavatrice?

Gli elettrodomestici sono progettati per lavorare con detergenti specifici, formulati per pulire capi delicati risciacquando senza lasciare residui, anche con una minima quantità di agitazione o attriti. Il sapone invece non è fatto per pulire i tessuti e anche in piccole quantità si attacca facilmente ai vestiti e non riesce ad essere rimosso efficacemente da una macchina. Con il tempo, tale residuo si accumula sempre di più e quando i residui di sapone restano bloccati nei vestiti intrappolano batteri e sporcizia, facilitando il deposito di calcare dell’acqua stessa.

I residui di sapone inoltre possono andare a danneggiare la lavatrice nel corso del tempo. Pensate ad esempio a quando fate il bagno nella vasca e scaricate l’acqua una volta usciti. Tutti vediamo il segno del residuo di schiuma di sapone tutto intorno alla parte interna della vasca, che resta lì finché noi non lo puliamo. Ebbene la schiuma del detersivo home-made si infila nella vostra lavatrice in parti fondamentali per il suo funzionamento, che non si possono raggiungere per una pulizia quotidiana: in questo modo ci si assume un grande rischio, considerando che lavatrice e lavastoviglie sono comunque un grosso investimento economico. Tutte le sue guarnizioni in generale si possono seccare velocemente, si possono danneggiare le parti in plastica, creare grumi che ostruiscono scarichi e filtro corrodendo anche l’acciaio, inoltre tutti i componenti a contatto con l’acqua evidenzieranno depositi di calcare o addirittura alghe, dato che non sono presenti gli enzimi anticalcare .

A me nello specifico viene sempre in mente il paragone con l’olio di colza utilizzato come carburante per le automobili per risparmiare.  E’ vero, nel breve periodo funziona. Ma a che prezzo? L’auto inizia ad avere grossi problemi e si rompe molto più in fretta e tutto quello che avremo risparmiato in carburante, lo spenderemo nel sostituirla.

L’uso del detersivo in commercio quindi, come il suo corretto dosaggio, assicurano un buon lavaggio, il rispetto delle fibre/colore dei capi e proteggono i componenti della lavatrice.

Ecco le prove!

Qui potete vedere perché il detersivo fatto in casa non funziona.

E’ un sito americano che parla di pulizia della casa ed elettrodomestici.

Le immagini sono foto reali di persone che hanno utilizzato detersivo fatto in casa per circa un anno e hanno accettato di far parte dell’esperimento. Sono state invitate a mettere in ammollo i vestiti puliti che avevano nei cassetti e negli armadi: il risultato lo potete vedere da voi.

Non tessuti colorati ma per lo più lenzuola e asciugamani bianchi messi in ammollo in una miscela altamente concentrata di agenti rimozione di minerali, che allentano la presa del sapone e della sporcizia sul bucato. Lasciati in ammollo nella soluzione per quattro ore, il risultato è stato impressionante: un’acqua di colore nero-verdastra. Ma da dove veniva tutta quella roba? Era nascosta nelle fibre dei lenzuola e asciugamani.

Ci sono anche le istruzioni per fare le prove con i vostri capi per vedere  il risultato.

Se non siete ancora convinti , qui potete invece osservare il test scientifico con la rilevazione dei residui su campioni di tessuto lavati con detersivo home-made e detersivo commerciale.

Caricovariabile @Fuorisalone 2017 (seconda parte) 

Alle sei del pomeriggio di giovedì, assieme alla mia amica sono arrivata all’evento Faber dove veniva presentata K-ARTA, la cappa filtrante con tecnologia saliscendi, rivestita in pregiata carta di Fabriano da Sandro Tiberi: l’ultimo mastro cartaio ufficiale della regione Marche.

Mentre Sandro Tiberi creava carta a ciclo continuo affascinando tutti, io scansavo giapponesi impazziti ammirando le sue opere d’arte, alcune di esse trasferite sul rivestimento di alcune cappe come nel caso di Talika. Sono pezzi unici e speciali che uniscono territorio, arte, qualità e funzionalità. La mia amica ha immediatamente chiesto: “Ma non è troppo delicata la carta? Come si fa a pulirla bene? Non ingiallisce e assorbe gli odori?” E’ una domanda davvero pratica e intelligente, che anche io mi ero posta quando a Fabriano, ci era stata mostrata in anteprima. Ma non avevo ancora fatto la carta di Sandro Tiberi e soprattutto non la avevo portata a casa. E’ da circa due mesi che ho in salotto una rosa di carta e il foglio che ho fatto con le mie mani: la carta non è ingiallita e non ha assorbito odori di alcun tipo ( come invece pensavo), non si è sfibrata o rovinata. E nemmeno seccata. Tanto di cappello!

Mi ha anche molto colpito il progetto realizzato da Faber assieme a Haute Material : il tavolo Convivio, esposto durante il Fuorisalone sia nel loro spazio che in quello di Colmar, in via Borgonuovo. Il titolo dice già tutto: “Un tavolo che si fa cucina“. Sì, ma come? Una struttura moderna di legno e metallo, disegnata da Giulio Iacchetti, semplicemente schiacciando un pulsante si rivela una cucina vera e propria: lavello e rubinetto in acciaio, piano ad induzione e cappa aspirante, entrambi Faber. Davvero stupenda e funzionale! Difficile spiegare a parole una cosa così innovativa, quindi potete vedere il video di presentazione  qui .

Il secondo invito lo ho ricevuto da Neff che assieme a Doimocucine e alla famosissima foodblogger Sonia Peronaci ha realizzato uno showcooking nella bellissima sala di Spazio Cernaia, nel cuore del Brera Design District. Siccome gli appuntamenti sono sempre allo stesso orario mi sono persa la parte di showcooking. Sono però arrivata in tempo per toccare con mano i preziosi forni di Neff . E’ stato infatti presentato il nuovo modello di forno combinato che unisce alle già presenti modalità tradizionale e vapore, anche il programma speciale “Sous vide” per la cottura sottovuoto. La particolarità per me che sono molto pratica e una frana ai fornelli è la maniglia Slide&Hide , che ha la modalità di apertura come quella delle lavatrici: si tira una linguetta che in posizione di riposo è un tutt’uno con la porta del forno. Per gli uomini che mi leggono è per capirsi, come la tradizionale apertura del bagagliaio dell’auto. Una soluzione semplice ma assolutamente utile per guadagnare spazio nelle nostre cucine sempre più piccole e che non implica aperture automatizzate, che possono sempre rompersi nei momenti meno opportuni.

Meno pratica, secondo me invece è HIDE, la possibilità di far rientrare completamente la porta del forno nell’incasso del mobile. Può esserci infatti la dispersione del calore nell’ambiente, conseguenze sugli ingredienti della ricetta che stiamo cucinando e un picco energetico, una volta richiusa la porta, dato che il forno deve tornare alla giusta temperatura.  Potrebbe anche essere pericolosa nel caso ci siano bambini o animali domestici e il forno venisse posizionato in basso e non ad altezza busto. Ad ogni modo dal momento che Neff si rivolge solamente a mobilieri come rivenditori autorizzati già questo è garanzia di sicurezza: la vendita viene pianificata e accompagnata, senza essere esposta ad errori che si possono magari fare più facilmente negli acquisti d’impulso. Come già anticipato nella prima parte del mio racconto sul Fuorisalone il tema principale di quest’anno è stata la cappa aspirante inserita nel piano cottura. Anche Neff ha presentato il suo modello che consiste in un piano ad induzione con zone di cottura flessibili e non i tradizionali quattro fuochi ben definiti, con un grande elemento di aspirazione al centro. La cappa è protetta da una griglia in ghisa che però potrebbe alla lunga rovinare il piano in vetroceramica.

La parte più interessante degli eventi però non è quella di presentazione ma soprattutto i commenti successivi che si possono ascoltare aggirandosi ad orecchie tese, tra i partecipanti.  Ho potuto scambiare due parole con Sonia Peronaci sul tema elettrodomestici e mi ha veramente stupita: lei legge le istruzioni. Lei è una delle poche, pochissime persone a leggere i manuali d’uso e infatti ha candidamente paragonato l’uso delle istruzioni alle ricette: è vero che anche in cucina si può andare a braccio ma se si vogliono ottenere risultati perfetti bisogna attenersi alle dosi. Si trova sinceramente bene nella sua collaborazione ormai pluriennale con Neff e ha deciso di utilizzare i loro elettrodomestici anche per la sua scuola di cucina Sonia Factory.

Il terzo evento è stato un saluto agli amici di Miele al loro Gallery in zona Moscova e anche qui è stato presentato il loro modello di piano ad induzione con cappa integrata.

Ma come mai tutte le case produttrici di elettrodomestici  in questo periodo stanno realizzando cappe così particolari?

Andrea di Frigo2000, distributore di Bora per l’Italia, mi sorride sornione e ammette candidamente che sì , ora sono arrivati anche gli altri e no, loro non temono confronti. “E’ proprio adesso che arriva il bello.” mi dice “e questa è la filosofia di Frigo2000, la prima a credere in questo sistema di aspirazione.”. Il mio terzo incontro durante questo Fuorisalone infatti è stato con Bora, che ha portato a Milano un truck speciale, parcheggiato in zona Isola, a ridosso del bellissimo quartiere del Bosco Verticale. Non era uno spazio espositivo votato al design, con ospiti speciali a fare showcooking ma uno spazio dimostrativo non-stop , che mirava alla semplice spiegazione del prodotto e alla sua continua messa in funzione. Io chiedo: ” Ma come mai voi siete gli unici a fare questo? ” La risposta me la da Francesca Massobrio, responsabile comunicazione di Frigo2000:  “Per noi Eurocucina deve essere tutto l’anno!”.  Eurocucina per chi non lo sapesse è la fiera biennale, inserita all’interno del Fuorisalone che tratta il mondo degli elettrodomestici. Molti produttori quest’anno si sono limitati a fare una veloce presentazione di prodotto, dando più importanza all’evento in sè che al prodotto,  risparmiando le forze per l’anno prossimo, dato che quest’anno c’era Euroluce, la fiera dedicata all’illuminazione.

Nel truck di Bora invece l’acqua bolliva costantemente nelle pentole e  il vapore veniva aspirato da tutti i diversi modelli di prodotto presenti. Questo modello di cappa è stato creato perchè il proprietario, esperto mobiliere, aveva sempre clienti insoddisfatti delle prestazioni delle cappe aspiranti. Non è proprio corretto parlare di aspirazione in questo caso, piuttosto di estrazione o di ricircolo dell’aria, se si decide di dotarla di tubature e filtro per reimmettere l’aria pulita nell’ambiente di cucina.

L’ultima domanda che faccio è il grande classico del cliente: “ma funzionano veramente?” La risposta è molto semplice: la cappa integrata nel piano cottura va ad aspirare il vapore prima che si propaghi nell’ambiente, spingendolo verso il basso con una serie di vortici che possono assomigliare a quelli di un’aspirapolvere ciclonico. Tutto questo al contrario delle tradizionali cappe, che vanno ad aspirare il vapore solo una volta che è già nell’ambiente, attirandolo verso l’alto.

Andrea risponde con una simpatia e cortesia uniche e sfila il serbatoio per farmi vedere che in realtà si tratta in buona sostanza, di una cappa capovolta.  La potenza aspirante la vedo da me dato che il vapore scompare in maniera molto veloce ma non posso fare a meno di chiedermi: sarà lo stesso con vapori più pesanti di quelli dell’acqua?

Sono per lo più indicate per le cucine costruite ad isola o con davanti una finestra; eliminano il problema della dispersione dei fumi, di cui si deve sempre tenere conto quando si progetta una cucina e risolvono il problema delle persone molto alte che, con le classiche cappe si devono piegare o sbattono la fronte mentre cucinano. Io sono molto interessata perchè è sempre bello poter trovare soluzioni personalizzate per i miei clienti, questo tipo di cappa è molto diffuso in Alto Adige e se tutti i produttori di elettrodomestici sono corsi ai ripari creando modelli simili, un motivo ci sarà. Molti miei clienti la hanno richiesta, in fase di progettazione ma ho optato per soluzioni alternative perché avendo spazio a disposizione mi pare uno spreco utilizzare una soluzione del genere. Io preferisco da sempre le soluzioni separate perché se la cappa aspirante o il piano ad induzione si guastano, si è costretti a buttare tutto.

Mi piace sempre però smentire le mie convinzioni, andare a fondo e conoscere meglio chi questo tipo di elettrodomestico lo ha lanciato per primo e ne conosce pregi e difetti. Andrò quindi a breve a visitare lo showroom di Cinisello Balsamo dove Frigo 2000 ha una esposizione di elettrodomestici funzionanti Bora assieme anche ad altre marche straordinarie, magari ancora poco conosciute in Italia come Wolf, Sub-zero e V-Zug. L’eccellenza è il loro mestiere e voglio proprio approfondire la questione cappa aspirante con piano ad induzione per parlarvene al meglio in un post dedicato.

Nel frattempo ancora mille complimenti a Frigo2000 per aver puntato dritti all’elettrodomestico, senza fronzoli: sta ad indicare una grande sicurezza nel prodotto ed enorme passione per il proprio lavoro.

Multi-groomer WAHL

L’altra sera parlando con amici ho chiesto chi utilizzasse il regolabarba o rasoio elettrico. La risposta mi ha stupito. Solamente uno lo utilizza per tenerla regolata, gli altri due utilizzano quotidianamente il rasoio manuale, l’ultimo ha pochissima ricrescita e la fa una volta ogni morte di Papa. In un gruppo di trentenni mi sarei aspettata una risposta diversa e invece no.

Oggi va molto di moda la barba, meglio se lunga, quindi il piccolo elettrodomestico più venduto in questo settore è senza dubbio il regolabarba. Se si parla di marche, i leader del settore sappiamo tutti quali sono ma c’è una casa produttrice in particolare che è garanzia di una qualità talmente alta e professionale che spesso non si sa nemmeno che la si può trovare nei negozi.

Si tratta di Wahl. Nel 1919 Leo J. Wahl presentò la richiesta di brevetto per il suo tagliacapelli elettromagnetico e la produzione iniziò presso la Wahl Manufacturing Company.  Si trattava del primo pratico tagliacapelli con il motore incorporato, anziché connesso tramite un braccio flessibile. Prima della fine del 1920 la fabbrica aveva prodotto e venduto migliaia di tosatrici ai barbieri di tutti gli Stati Uniti.

E’ un marchio che ha una fama indiscussa ma chiaramente non è un prodotto che posso testare io personalmente. Mi sono quindi affidata alla valutazione di mio marito, che di barba e capelli ne ha tantissimi e del nostro amico barbiere.

Il modello che andrò a mostrarvi è il 9864, nella foto qui sotto. Questo è un prodotto completo che consente di essere utilizzato come rasoio, regolabarba, tagliacapelli e taglia peli del naso.

Wahl-Lithium-Ion-Slate-Stainless-Steel-Trimmer-9864

 

 

PUNTI FORTI

  1. Poca rumorosità e vibrazioni non fastidiose. Ci sono rasoi che fanno un baccano infernale e per molti può sembrare un pregio, una specie di sinonimo di potenza ma non è così. La struttura del rasoio potrebbe non essere di alta qualità e il motore non durare a lungo.
  2. Struttura metallo. La prima cosa che colpisce di questo rasoio è il suo peso. E’ vero sarà anche la batteria ma la struttura in metallo si sente eccome! Ovviamente si tratta di un pregio perchè difficilmente si usano rasoi del genere per tanto tempo di fila e quindi il peso non è un problema. Al contrario significa durevolezza e più resistenza ad urti e alle continue vibrazioni delle lame.
  3. Ricarica veloce e duratura. Partiamo dal presupposto che le cose quando ci servono non sono mai cariche. Questo modello ha fino a 4 ore di autonomia ad uso continuo se viene ricaricato due ore e la speciale funzione di ricarica veloce di 1 minuto per evitare di restare con la barba rifinita a metà. Questa è un vantaggio mica da poco!
  4. Lame professionali. Mio marito per testarne la qualità ha provato la testina tagliacapelli sul suo braccio, dove i peli sono tanti, lunghi e fini, in una zona sensibile. Risultato? Zona perfettamente rasata e senza arrossamenti al primo passaggio. Le lame tagliano quindi in maniera perfetta senza toccare la pelle.
  5. Naso e orecchie. Accessorio molto sottovalutato, anche dalla sottoscritta che ha subito sentenziato: “ma perchè pure questo, ma serve davvero?!”. In realtà questo semplice accessorio in più ci consente di evitare l’acquisto dell’apposito tagliapeli del naso elettrico che occuperebbe spazio nei nostri già piccoli bagni. L’utilizzo effettivo magari sarà minimo ma conviene.

 

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PUNTI DEBOLI

  1. Senza filo. Il mio amico barbiere ha sentenziato: “Che bell’oggetto! Sì però cordless…” Ecco, quello che per noi nella quotidianità risulta comodo, per i professionisti risulta scomodo. Essendo un regolabarba e un rifinitore è difficile che vi sia un utilizzo quotidiano e nonostante le batterie al litio siano ultra performanti, la durata della “vita” di un regolabarba a filo è superiore.
  2. Distanziatori e precisione di regolazione. Sarebbe importante avere la possibilità di seguire le esigenze di lunghezza di barba, corpo e capelli, senza dover sostituire tutte le volte i distanziatori, semplicemente spostando un cursore sull’impugnatura. Eviterebbe ai più sbadati di perdere il distanziatore preferito oppure di non utilizzare mai alcuni di loro.
  3. Indicatore di batteria.  Sarebbe cosa buona e giusta su un prodotto così ben fatto poter riuscire a sapere il grado di carica della batteri , un pò come avviene sui nostri cellulari invece c’è semplicemente un cambio di colore della luce. L’indicatore LED semplice quindi secondo me non è sufficiente e soprattutto nel mondo dei piccoli elettrodomestici senza filo è importante saper quando ricaricare un prodotto.
  4. Manutenzione.  Non c’è niente da fare: quando ci si abitua bene, poi si fa fatica a tornare indietro. E’ vero le lame sono di un materiale eccezionale, autoaffilanti e delicate sulla pelle ma non sono lavabili sotto l’acqua corrente. Nè tantomeno possono essere utilizzate sotto la doccia. Ecco che quindi la manutenzione delle lame con pennellino e lubrificante si fa importante per la durata nel tempo di questo eccezionale aiutante domestico.

 

Conclusioni?

Questo tipo di prodotto secondo me è perfetto per chi non è alle prime armi con barba, baffi e capelli. Eccezionale per la sua precisione consente di mantenere barba, baffi, pizzetto e basette sempre in estremo ordine e con poca fatica. E’ adatto per chi ha costanza e riesce a curare le lame nel tempo,  per gli sportivi che devono rasare spesso anche altri parti del corpo, senza voler ricorrere sempre alla ceretta.

Tenete sempre presente che mentre acquistate un rasoio, un tagliacapelli, un regolabarba dovete pensare a quanto e come lo usate ma anche alla vostra tipologia di barba e capelli. Spesso infatti siamo scontenti dei nostri elettrodomestici perchè prima di acquistarli non pensiamo a come li usiamo.

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Sulla mia pagina Facebook e profilo Instagram potrete vedere i video che ho fatto per farvi sentire il rumore e vedere gli effetti e la delicatezza della rasatura.

A questo link inoltre potete vedere il video di presentazione Wahl del regolabarba 9864  .

Per maggiori informazioni su questa azienda invece ecco il sito ufficiale http://wahlglobal.com

 

 

 

Storia della Lavastoviglie

Trovo fondamentale in queste settimane renderle onore e scrivere dell’elettrodomestico più utilizzato durante il periodo natalizio.

Cene di auguri prima, pranzi e cene con parenti nelle date ufficiali, amici con cui si scambiano i regali e si mangiano gli avanzi poi, la lavastoviglie resta la regina incontrastata delle feste. 

E chi se non una donna, in questo caso particolarmente perfezionista,  poteva creare un tale portento della tecnologia?

 L’invenzione della lavastoviglie viene fatta risalire infatti all’americana Josephine  Cochrane che, nel 1886, fece brevettare un’apparecchiatura in grado di proiettare getti d’acqua sulle stoviglie grazie a un sistema di pompe azionato manualmente. Nel 1924, William Howard Livens la adattò all’uso domestico. Può essere considerata la prima lavastoviglie moderna in quanto incorporava la maggior parte degli elementi che compongono i modelli attuali: una porta frontale per il carico, una rastrelliera per il contenimento delle stoviglie sporche e un irroratore rotante. 

In Europa le prime lavastoviglie furono introdotte nel 1929 dall’azienda tedesca Miele.

Nel 1940 fu aggiunto anche un sistema di asciugatura. Fu il primo dispositivo adatto a un uso domestico e comparve proprio nel momento in cui nelle case cominciavano ad essere comuni gli impianti idraulici ad acqua corrente.

Ma veniamo alla situazione attuale italiana.

Secondo i dati ufficiali di una indagine ISTAT risalente al 2014, La posseggono, in media, circa 39 famiglie su 100 e ad abbassare la media è il mezzogiorno dove risulta ancora poco diffusa ( 25% circa).

 È in effetti l’elettrodomestico che consuma più energia elettrica ma molti studi ambientali testimoniano la sua efficace funzionalità in termini di minor inquinamento e risparmio idrico rispetto al classico lavaggio a mano.
Per acquistare modelli durevoli delle vostre aiutanti è sufficiente sceglierle con più parti in metallo o acciaio possibili, come ad esempio i cestelli porta stoviglie, il fondo della vasca di lavaggio e la pala inferiore. La possibilità di allacciarla al rubinetto di carico dell’acqua calda inoltre, ridurrebbe consumi e tempistiche di lavaggio; l’apertura automatica a fine ciclo faciliterebbe l’asciugatura e un terzo cassetto posate libererebbe spazio nella macchina.

Resta aperta la questione “acqua pulita”.

La maggioranza di lavastoviglie di tipo professionale ha la caratteristica di svuotare completamente il serbatoio dell’acqua alla fine di ogni ciclo di lavaggio e riempirlo la volta successiva con acqua corrente pulita.Questa, fino ad ora è un meccanismo che le lavastoviglie ad uso domestico non hanno mai fatto. Tutte tranne Miele, che trasferendo questa tecnologia dal suo settore di produzione per utilizzo professionale , ha dato una marcia in più alle sue macchine ad uso domestico guadagnando terreno soprattutto per i consumi e l’igiene delle nostre stoviglie.

Per utilizzare  al meglio la vostra macchina è necessario non usare sempre lo stesso tipo di programma ma variare spesso e preferire i lavaggi a lunga durata che consentono un minor assorbimento elettrico e risparmio idrico.

Troviamo poi in questo periodo una progressiva diffusione dei detergenti biologici e “multifunzione”, che nella loro composizione comprendono “coadiuvanti”, composti chimici che si vorrebbe sostituissero le funzioni di sale e brillantante. Particolari (e comuni) condizioni di acqua molto calcarea rendono impossibile per tali prodotti adempiere alle funzioni consuete del sale per lavastoviglie e del brillantante. Tanto più che le macchine oggi in vendita riescono a dosarli al momento giusto e a seconda della tipologia di lavaggio scelto,rendendo efficace al massimo la loro funzione. 

 Un sostituto “casalingo” per l’azione del sale è il comune aceto bianco, che ha un blando effetto sulla precipitazione del calcare, ma non può proteggere la resistenza dall’incrostamento. Altri rimedi come limone e bicarbonato sono molto acidi e possono danneggiare la cromatura dell’acciaio e gli scarichi della macchina.

 Il brillantante ha inoltre il pregio di accelerare il processo di asciugatura e se inserito nell’apposito serbatoio della lavastoviglie, viene dosato in automatico. Utilizzando invece pastiglie di detersivo monodose che contengono brillantante  è facile che possa restare insoluto sulle nostre stoviglie, specialmente se selezioniamo lavaggi brevi.

Prima di pensare a modificare le nostre abitudini in fatto di detersivo, brillantante e sale per la nostra lavastoviglie, pensate quindi a quanto la avete pagata, quanto è preziosa per voi e quanto vi costerebbe ripararla o sostituirla.

 Josephine ha inventato la lavastoviglie perché la servitù rovinava le sue preziose porcellane, scheggiandole con il lavaggio a mano. Non fatela rivoltare nella tomba e santificatela durante le feste!
 

E se comprassi un robot aspirapolvere?

Ci son due tipi di persone.

Quelli che quando comprano un paio di scarpe, una borsa o dei vestiti, se possono li indossano subito e quelli che invece se li coccolano, portandoli a casa e indossandoli con grande cura e parsimonia.

Quelli che quando comprano il pane a mezzogiorno, arrivano a casa con già mezza ciabatta mangiata a morsi e quelli che aspettano di arrivare a casa, tagliarlo e metterlo in tavola.

Quelli che leggono schede tecniche da cima a fondo, studiano manuali d’uso alla perfezione e tengono scontrini in buste di plastica . E quelli che le istruzioni non le leggono.

MAI.

Sono consapevoli dei loro limiti e vedono l’arrivo di un nuovo elettrodomestico come una sfida all’indovinare come utilizzarlo al meglio, senza romperlo .

Io se non si era capito, appartengo alla tipologia, de “i senza-pazienza”.

Un’aspirapolvere-robot per me è una bella sfida perché c’è poco da intuire e molto da studiare se si vuole utilizzarlo al meglio. Faccio quindi parte di tutte le persone che vorrebbero acquistarne uno da una vita ma c’è sempre qualcosa che li frena.

Una cosa da valutare bene prima di acquistare sono in ogni caso le traiettorie di pulizia. Il nuovo Scout rx1 di Miele copre la maggior parte della superficie come fosse uno sciatore provetto, traccia linee perfette su tutti i tipi di pavimento.Grazie  alle ruote dentate e regolando l’altezza media,  riesce a salire e pulire anche i tappeti a trama dura e senza frange.  Deve migliorarsi per problemi di lettura dei sensori che se si impolverano il robot si blocca, scalata agli sgabelli con base curva e lettura della superficie da pulire perché  nel caso si abiti in mansarda, la videocamera che legge il soffitto potrebbe avere qualche problema.
Le migliori esperienze di vendita e post vendita le ho avute con due case produttrici in particolare: Ariete e IRobot.

Ariete con il modello Briciola ha soddisfatto i clienti che volevano un modello intuitivo, poco costoso, di facile manutenzione e per superfici di metratura medio-piccola. Ogni tanto può capitare che legga riflessi del pavimento come ostacoli ma per una pulizia quotidiana sommaria è un modello molto buono. Avendo poche funzioni è anche difficile romperlo.

Fino ad ora i modelli di iRobot come Roomba e tutte le sue varianti, per me rimangono i migliori. Sono stati i primi a introdurre questa tipologia di piccolo elettrodomestico, sono in continua evoluzione tecnologica e hanno una assistenza post-vendita che al momento, sul mercato è senza pari . Difetto riscontrato: il modello con sensore dello sporco.

Soprattutto in caso di animali domestici.

Una cliente è venuta disperata in negozio perché il suo cane era stato male mentre lei non c’era e il robot era attivo, ha rilevato lo sporco e lo ha ben spalmato per casa. Ecco, per esperienza, queste cose l’assistenza, non le passa.

Fino a poco tempo fa ero ancora in attesa del modello che mi risolvesse anche il problema degli angoli . Potrebbe fare al caso mio il nuovo modello di Electrolux, Motion Sense a forma triangolare con spazzola extra lunga per angoli e battiscopa, batteria al litio con autonomia per rientro alla base. Attenderò qualche mese per vedere dal vivo il suo funzionamento e capirne pregi e difetti.

Staremo a vedere.

E’ questione di… clima

Scrivo questo post per rispondere a Valentina,  che sulla pagina Facebook di Caricovariabile mi chiedeva consigli  sull’elettrodomestico da acquistare per il problema della eccessiva umidità in casa.

Con l’arrivo dell’inverno le nostre case, a seconda della tipologia di riscaldamento e di come sono state costruite, possono diventare molto umide o molto secche. Questi due estremi creano danni alla casa e alla salute, facilitando l’arrivo e la diffusione dei virus di stagione.

Esistono moltissimi modelli di deumidificatore in commercio ma a grandi linee possono essere distinti in due grandi categorie, quelli fissi e quelli portatili. Ciò che li differenzia, ovviamente, è il fatto che i primi sono obbligati a restare nell’ambiente in cui vengono installati, mentre quelli portatili possono essere trasportati da una stanza all’altra a seconda delle nostre esigenze.

La scelta di un deumidificatore portatile va fatta in base all’ambiente in cui verrà posizionato, la capacità di deumidificare l’aria , espressa in litri sulle schede tecniche e  tenendo d’occhio i consumi energetici perchè se il prodotto che scegliamo consuma più di un climatizzatore, non vale assolutamente la pena acquistarlo.

La  troppa umidità nelle nostre case dipende da vari fattori: se cuciniamo tanto, se stendiamo i vestiti in casa, se arieggiamo poco gli ambienti alla mattina per mancanza di tempo ecc.. .  In molti casi la situazione si è risolta con l’acquisto di una cappa da cucina a carboni attivi e filtri acciaio lavabili in lavastoviglie, una asciugatrice, l’installazione di un climatizzatore fisso o tutte queste cose insieme.

L’estate caldissima dell’anno 2015 ha visto un boom di vendite di climatizzatori fissi a pompa di calore con funzione solo deumidificatore che hanno aiutato in molti casi a non rendere la casa umida in inverno. Infatti  in generale un deumidificatore fisso o un condizionatore con funzione deumidificatore è più efficace rispetto ad un deumidificatore portatile.

In ogni caso dipende dal budget che si ha a disposizione, dagli spazi casalinghi e dalla possibilità di installare il motore del condizionatore sul balcone di casa o all’esterno del condominio. In linea di massima un buon deumidificatore ha un prezzo che si aggira dai 200 euro in su; quelli che costano meno non sono da considerare per durata e funzionamento effettivo. Un climatizzatore pompa di calore con funzione deumidificatore invece,  parte dagli 800 euro in su ma avrà una possibilità di utilizzo più ampia nel corso delle stagioni.

Il  problema delle case con aria troppo secca è spesso dovuto all’impianto di riscaldamento a pavimento. E’ una questione risolvibile molto più facilmente con umidificatori  dai 40 euro in su. Ne esistono due  tipologie : classico ad ebollizione e ad ultrasuoni .

Quello classico riscalda l’acqua del serbatoio fino ad ebollizione, spesso ha una piccola conca vicino al beccuccio di evaporazione, dove possiamo mettere il nostro amato pumilene, che fa tanto inverno! Ha però come difetto la maggiore rumorosità e la continua formazione di calcare.

In quello ad ultrasuoni invece un trasduttore posto nell’acqua trasforma l’energia elettrica in ultrasuoni generando microvibrazioni che creano ebollizione a basse temperature. Funziona anche a freddo e in entrambi i casi ottiene risultati ottimali con basso consumo energetico. Molto piu silenzioso di quello classico, produce comunque un fischio che di notte non è molto piacevole per gli animali e i bimbi piccoli : consiglio quindi di tenerlo spento nelle ore notturne.

 

 

 

 

I pericoli dei rimedi naturali

Ho sentito l’urgenza di scrivere questa riflessione dopo aver visto una condivisione su Facebook, dove si promettevano mirabolanti risultati nel pulire il forno con rimedi naturali . E i commenti al post erano di persone che davvero ci avevano provato e si erano ritrovate con parti del forno corrose o rovinate.

Vi dirò una cosa che probabilmente vi stupirà: gli elettrodomestici non sono di origine naturale. La natura li spaventa e li danneggia.

Bicarbonato di sodio, aceto, ammoniaca, succo di limone, strane palle di carta stagnola per ridurre la staticità nell’asciugatrice e chi più ne ha più ne metta. State uccidendo il vostro elettrodomestico o se vogliamo dirla più terra terra: state buttando via i soldi che avete speso per comprarlo.

Niente di tutto questo vi serve per pulirlo perché è fatto di acciaio,ferro, alluminio, vetro, smalto, resina, vernice e plastica. Molti prodotti naturali che vengono spesso citati, come ad esempio limone e bicarbonato sono altamente corrosivi e vanno a rovinare le superfici del forno irrimediabilmente, compromettendo anche l’antiaderenza delle teglie.

Ma non parliamo solo di forni.

Ho visto lavastoviglie,  il cui interno di acciaio era diventato tendente al marrone dopo lavaggi con aceto di vino; lavatrici con cestelli opachi e guarnizioni dell’oblò rinsecchite; aspirapolveri con motori fusi a causa di sacchetti usati più volte per non inquinare e perché “tanto sono di tela”,  macchine del caffè e ferri da stiro ingolfati da troppo acido citrico ecc.

Quando si pulisce un elettrodomestico bisogna utilizzare prodotti specifici o piccoli trucchi che nel tempo danno buonissimi risultati.

Pulire il forno la sera stessa è vero che è una gran rottura di scatole ma salva il vostro aiutante di fiducia. Piuttosto lasciate le padelle nell’acquaio ma date al forno una sommaria passata con una pezza bagnata. Quando avretepiù tempo   utilizzerete il prodotto apposito ma  il forno non si presenterà con tremende righe di grassonfra un vetro e l’altro o schizzi interni che non vanno più via.

Tanti mi chiedono perché le lavatrici una volta duravano di più e io rispondo che dipende da come le si usa.

Le nostre nonne usavano e usano ancora lavaggi ad alte temperature e bassi giri di centrifuga: il modo migliore per far durare a lungo una macchina! Basterebbe un lavaggio a novanta gradi, una volta al mese per evitare odori sgradevoli e mantenere in salute il motore della nostra lavatrice.

L’unico elettrodomestico che apprezza la pulizia naturale è l’interno del frigorifero: bacinella di acqua calda e pochissimo succo di limone per il profumo.

Tutto quello che ho scritto l’ho imparato in negozio e a casa dei miei genitori, dove troneggia una lavastoviglie Miele il cui meraviglioso interno di acciaio inox è diventato color ruggine,come il rame.

Grazie aceto, sei stato proprio divino.

Battutona.

Il forno a vapore

La tipologia di forno di cui parliamo in questo post non ha niente a che fare con la cucina d’ospedale o piatti insipidi e incolori.

Negli ultimi anni c’è stata una progressiva sparizione dei forni con solo funzione microonde o combinati con forni “normali”, quindi statico/ventilato/grill. I mobilieri che ne hanno ancora a magazzino molto spesso li regalano pur di liberarsene.

Calato dal nord a velocità supersonica è arrivato anche in Italia, il forno a vapore.

È aumentata la nostra attenzione nei confronti del cibo e della sua ricerca e preparazione:  di conseguenza si vuole mantenerne le proprietà per renderlo il più gustoso e salutare possibile.

C’è al momento grande confusione su questo tipo di elettrodomestico e anche in internet girano descrizioni di prodotto poco chiare . Il rischio è di acquistare un prodotto sbagliato, se non si viene consigliati adeguatamente.

Esistono due tipologie:  aggiunta di vapore e combinato col vapore.

Il forno con aggiunta di vapore è un forno classico con funzione statico/ventilato/grill , dotato di un piccolo serbatoio o cannuccia estraibile che ci consente di inserire un getto di vapore nel vano cottura. 

Fa la funzione della vecchia bacinella di acqua che si metteva in forno quando si cuoceva a lungo la carne o impasti lievitati. Rende il cibo più morbido e nel caso dei lievitati, digeribile.

Ci sono diversi modelli in commercio che possono prevedere programmi pre-impostati dove il vapore viene immesso automaticamente a intervalli regolari oppure manualmente con un comando apposito.

È indicato per chi cucina spesso carne, specialmente a cottura lenta, selvaggina e pizza pane e focacce dolci o salate.

Il forno combinato con vapore è invece quello che la maggior parte delle persone ha in mente quando entra in un negozio chiedendo informazioni.

Si possono cucinare verdure e pesce al vapore ma anche pizza, lasagne e tutte le ricette che abbiamo sempre fatto con il nostro solito forno.

Il punto è che il forno a vapore non si ferma a verdure e pesce ma ha una infinita’ di plus che lo rendono il prodotto ideale per chi adora cucinare.

Si presenta come un forno normale ma con un serbatoio capiente da cui verrà prelevata, scaldata e immessa l’acqua nel vano cottura. In alcuni prodotti è possibile scegliere, oltre alla temperatura anche la percentuale di umidità per la cottura,ad esempio cuocere al 25%, 50% o 100% di umidità .

Il bello di questa tipologia di forno è che si può decidere di preparare l’impasto della pizza alle sette di sera e cenare alle otto. Il processo di lievitazione a umidità e temperatura costante permette una accelerazione significativa nella preparazione di tutti i lievitati.

Si possono cuocere riso ma soprattutto pasta fresca e gnocchi senza timore di scuocerli . Cuocere  gli gnocchi di patate nel forno a vapore è qualcosa di veramente innovativo, così come assaggiare gli spiedini di carne con pollo e verdure. Il pollo è difficile da cuocere se lo si vuole morbido al punto giusto e che non sappia di suola di scarpe ma utilizzando il vapore resta morbido e saporito.

Il vero vantaggio per le donne pratiche però è la pulizia. La pulizia del forno, l’incubo casalingo di ogni famiglia!

Questo è un problema che il forno con funzione pirolitica non riesce a risolvere completamente perché spesso tiene in ostaggio il nostro elettrodomestico per una notte intera, con alti consumi di elettricità.

Cento gradi di umidità e mezz’ora di tempo possono bastare invece per sciogliere schizzi di grasso su vetro e pareti. Un sogno.  

Portate pazienza se all’inizio sbaglierete qualcosa, spesso quando lo si usa le prime volte ci si trova a cuocere nel forno a vapore delle verdure, buttando uno sguardo ogni tanto per controllare ma mai vi sembreranno cotte. Siamo infatti abituati allo scolorirsi del cibo con il processo di bollitura e lessatura ma con il vapore, i colori rimangono.

Non vi resterà altro che seguire il consiglio dei grandi chef, urlato nelle cucine di tutti i programmi tv del momento: assaggiate, assaggiate, assaggiate sempre !
Foto Pinterest dal libro di cucina vintage “the fireside cookbook”.

La lavasciugatrice

Dice un vecchio proverbio che gli apparecchi che fanno due funzioni, non ne fanno bene nessuna delle due.

Non è vero perchè la lavasciuga è una ottima lavatrice . Un pò meno performante come asciugatrice.

Spesso i negozianti scoraggiano  l’acquisto di una lavasciugatrice e anche io rientro in questa categoria . La consiglio invece alle ultras del ferro da stiro e a chi proprio ha problemi di spazio irrisolvibili.

E’ una tipologia di elettrodomestico che crea divergenze di opinioni e divisioni di bucato, ora vi spiego in che senso.

Ci sono alcune cose da sapere prima di procedere all’acquisto :

1    Non asciuga come una asciugatrice singola.

Bisogna infatti prima di tutto essere consapevoli che i risultati non saranno gli stessi di una asciugatrice singola. Servirà però a togliere la maggior parte dell’umidità residua del bucato, accelerando il processo di asciugatura sul classico stendino e facilitando la stiratura.

2   Il carico di lavaggio non è uguale a quello di asciugatura.

Molto spesso non si fa caso alle etichette energetiche, che già di per sè sono complicate da leggere ma se fate attenzione vedrete che le lava-asciuga hanno il carico di lavaggio  garantito,  diverso da quello per l’asciugatura: la soluzione migliore quindi sarebbe quella di togliere una parte di bucato dal cestello per avere un risultato uniforme.

3  Fare attenzione alla tipologia di tessuti che asciugate.

Se nelle asciugatrici è facile avere il sensore dell’umidità che regola il grado di asciugatura in base alla centrifuga fatta dalla lavatrice, nelle lavasciuga non lo si trova.I programmi di asciugatura sono pochi e semplici ma procedono indifferentemente dal grado di umidità dei capi ; bisogna perciò fare attenzione al mix di tessuti che si inseriscono per evitare di rovinarli.

4 Togliere velocemente i capi dall’oblò dopo l’asciugatura.

Vale ancora di più la regola di togliere subito i capi dalla asciugatura: se per l’asciugatrice singola il “pericolo” è quello di veder riformare le pieghe e avere alla lunga i capi che sanno di secco; per la lavasciuga è vero il contrario. E’ infatti probabile che possano assorbire quell’odore fastidioso di umidità che può alla lunga formarsi in tutte le lavatrici. E’ancora più consigliabile quindi,  fare lavaggi a 90° per tenere il cestello della lavasciuga il più possibile igienizzato.

5  I cicli di asciugatura possono essere un pò più lunghi

Non è una regola fissa ma spesso i cicli di asciugatura durano un po’ di più perché vengono effettuati in un ambiente umido dopo la fine del lavaggio e non in un cesto asciutto. Un pò come cercare di asciugare l’ambiente del nostro bagno dopo una lunga doccia . A far bene,  si potrebbe asciugare il cestello della lavasciuga nel momento tra lavaggio e asciugatura ma chi c’ha voglia?

Il mio consiglio quindi è quello di valutare bene questi punti prima dell’acquisto .

Se vi aspettate gli stessi risultati dell’asciugatrice in poco spazio,  vi consiglio di cercare il posto ideale per sistemarla in sede separata dalla lavatrice.

Se invece adorate stirare, è una attività che vi rilassa tremendamente ma non ne potete più di avere calzini sui termosifoni e stendini in cui inciampare per casa  è proprio il prodotto che fa per voi!

Alla fine questi vecchi proverbi un pò di verità ce l’hanno sempre, basta saperli utilizzare a proprio vantaggio.