Estrattore o centrifuga?

Questa settimana mi sono imbattuta per la prima volta in un bar che nel menu appeso alla parete faceva distinzione tra estratto e centrifuga.

Incredibile.

Fino ad allora ho sempre trovato l’uno o l’altro e la cosa che mi stupisce di più è che si fa davvero fatica a riconoscerli, secondo me.

Quello che invece volevo rendere più chiaro è la differenza tra i due piccoli elettrodomestici che ci aiutano a prepararli: la centrifuga e l’estrattore.

LA CENTRIFUGA

Il primo ricordo risale a quando ero piccola.
I miei genitori sono da sempre delle persone un pò esagerate, specialmente mio padre. Sono fissati con la stagionalità di frutta e verdura, e fin qui tutto bene ma a casa mia si mangiavano certe cose fino ad averne la nausea, cose del tipo: radicchio a colazione. Le mezze misure in casa esistono poco. Ad ogni modo, la centrifuga me la ricordo perchè veniva usata a settembre e ci si faceva il succo con l’uva della campagna dei miei nonni: uva bianca e uva rossa. Era marrone, marca Moulinex se non sbaglio, faceva un casino infernale e aveva un serbatoio minuscolo che costringeva a tagliare la frutta sbucciata e a pezzi molto piccoli. Infatti mio padre per evitarsi questa rottura la usava con l’uva, che già è un tipo di frutto piccolo di suo e la buccia morbida: genio. Che i semini spaccassero le lame poco importava, tanto la usavamo una volta all’anno.

Oggi chiaramente questo tipo di elettrodomestico è molto migliorato e anche i tubi di immissione della frutta sono diventati più ampi, addirittura ho visto un modello dove ci può passare una mela intera e il motore è potente da sminuzzare la buccia quasi a non sentirla sotto i denti. Non ditemi di no, siamo onesti che anche con i prodotti migliori io ho sempre sentito qualche buccetta sotto ai denti. Se invece togliete anche la buccia prima di fare la centrifuga, siete un caso perso perchè sicuramente stirate anche le mutande, proprio come mia madre.
I serbatoi sono più capienti e la buccia viene il più possibile separata dal succo, facilitando così l’ingrato compito di pulire tutto l’elettrodomestico. Le retine di metallo che servono per trattenere le bucce sono a maglie più sottili e facili da smontare ma il concetto non cambia: le centrifughe hanno le lame. Sono in sostanza dei piccoli frullatori con retina e separatore di bucce. La prova? Centrifugate frutta fredda di frigorifero e appena bevete il succo lui sarà tiepidino, non freddo. Le lame scaldano. Ricapitolando: la centrifuga ha le lame come un frullatore, crea il succo di frutta tritandola, il residuo di polpa è umido.

L’ESTRATTORE

Ma veniamo all’estrattore o per meglio dire estrattore a freddo. Sì perchè la principale differenza è che lui la frutta non la trita e sminuzza con le lame, scaldandola: lui la pressa.

E’ infatti una specie di spremiagrumi capovolto a testa in giù che “rispetta” la frutta e riesce ad estrarne anche il succo più nascosto grazie alla sua componente speciale: la coclea. Non ha bisogno di grandi imboccature perché la frutta con questo elettrodomestico la dovremo tagliare per forza a pezzetti.

La parte più ingombrante risulta il motore mentre la parte di spremitura è più piccola perché il nostro succo viene spremuto direttamente all’esterno, così come il residuo secco. Di pulizia ancora più facile rispetto ad una centrifuga perché è molto silenzioso, l’estrattore riesce a estrarre succo anche verdura in foglia, come gli spinaci senza battere ciglio. Il movimento a vite riesce a spremere talmente bene i liquidi che il suo residuo risulta asciutto.

Se per la centrifuga si parla di Watt di potenza, la bontà di un estrattore si valuta principalmente dalle RPM, rotazioni per minuto.

Alcune ricerche effettuate hanno dimostrato che tutti gli estrattori al di sotto degli 80 giri al minuto hanno la caratteristica importante di non scaldare il succo estratto e quindi di mantenere inalterate le principali proprietà benefiche dei succhi di frutta e verdura. La spremitura a bassa velocità tipica degli estrattori non dovrebbe produrre calore, in questo modo i principi nutritivi presenti nei vegetali crudi si mantengono inalterati.

Proprio per questo motivo è importante bere il succo ma senza gettare via il residuo secco perché quelle sono tutte fibre importantissime. Si possono infatti utilizzare in mille ricette come dolci o aggiunte a colazione.

Da parte mia vi suggerisco, oltre a controllare i giri al minuto, di cercare un modello con una coclea in metallo e non in plastica perchè ha una durata maggiore nel tempo.

A questo punto mi è venuta una idea malsana: potrei fare uno scherzo alla prossima persona che viene a casa mia.

Riuscireste a capire la differenza tra un succo fatto con una centrifuga o con un’estrattore? La sfida è aperta.

Se ve ne offro una state attenti alla risposta! 🤣

Impariamo a leggere l’etichetta energetica!

“Basta che sia in classe A++++++++!”.

Questo, per i miei clienti è sempre uno dei requisiti fondamentali che un buon elettrodomestico deve avere. Ma ci chiediamo mai cosa significano queste categorie? In base a quali criteri viene valutata, la classe energetica di un elettrodomestico?

La classe di efficienza energetica è basata sull’Indice di Efficienza Energetica (EEI) che generalmente ha un intervallo di sette livelli, dalla A+++ alla D ed è comune a tutti i 28 Paesi membri. Osservando semplicemente i colori si può vedere come le frecce colorate vengano usate per differenziare prodotti altamente efficienti (verde scuro) da prodotti meno efficienti (rosso).

E fin qui, lo sapevamo tutti.

La nuova tipologia di etichetta energetica introdotta nel 2010, invece ci aiuta a capire meglio i costi di mantenimento di un elettrodomestico, grazie alle icone. In questo modo è davvero molto semplice leggerle, soprattutto in fase di acquisto.

Inizieremo un percorso, tra i principali elettrodomestici per imparare a comprendere correttamente queste icone.

Lavatrice

Il consumo annuale di energia per le lavatrici viene calcolato con una procedura standard, uguale in tutta Europa: si eseguono 220 cicli di lavaggio, sia con programmi “Cotone 60°C” a pieno e a mezzo carico, sia con lavaggi  “Cotone a 40° C” a pieno e mezzo carico. Nel calcolo si tiene conto anche dei consumi minimi e in stand-by, ad esempio quando la macchina viene dimenticata accesa dopo aver rimosso i panni.

Osservando le icone possiamo comprendere subito:

il consumo annuo di acqua, sempre calcolato per 220 lavaggi, espresso in litri;

• la capacità di carico per il programma standard (Cotone bianco a 60°C o a 40°C), espresso in kg

• la classe di efficienza della centrifuga su una scala da A a G, dove la lettera A indica la più efficiente e quindi minori consumi, la G la meno efficiente con maggiori consumi;

• il rumore emesso, espresso in decibel, sia per la fase di lavaggio che per quella di centrifugazione.

Da queste informazioni è facile dedurre che il consumo energetico reale è diverso da quello che troviamo scritto sull’etichetta. Tutto dipende dalle modalità e dalla frequenza di utilizzo e soprattutto dalla temperatura di lavaggio scelta.

Ad esempio per il ciclo a 90°C  si deve calcolare un costo e un consumo energetico superiore, che può arrivare anche a doppiare quello del ciclo a 60°C. Ecco perchè se avete contemporaneamente in funzione, tre elettrodomestici ad alta efficienza energetica con programmi ad alto assorbimento, la corrente elettrica di casa potrebbe andare comunque in sovraccarico.

I principali inconvenienti della lavatrice

Spesso i clienti vengono a chiederci informazioni riguardo a inconvenienti e anomalie della loro lavatrice, ancor prima di chiamare l’assistenza tecnica. E’ una buona soluzione perché a volte basta davvero poco per individuare il problema.

Ecco alcuni segnali che qualcosa non va e la parte della lavatrice che ne è responsabile o che dovreste verificare.

La colpa è del motore elettrico o del condensatore se :

  • la lavatrice centrifuga soltanto e non gira durante il lavaggio e si sente rumore.
  • la lavatrice lava soltanto, si sente un ronzio e non centrifuga mai.
  • la lavatrice lava normalmente ma quando centrifuga fa un forte rumore.
  • la lavatrice non riesce né a lavare né a centrifugare

 

Perdita d’acqua dall’oblò.

Controllare la guarnizione e verificare se è rotta o sporca, oppure c’è panno o acchiappacolore incastrato.

Perdita d’acqua dal cassetto detersivo.

Avete inserito troppo detersivo? In questo caso è necessario solo pulire il cassetto. Altra causa potrebbe essere una eccessiva pressione dell’acqua, provate a verificare.

Rumore durante il funzionamento

Può essere causato da parti metalliche dei capi , verificate che non ci siano i classici ferri del reggiseno, monete o altro all’interno dell’oblò. Se vi risulta tutto negativo potrebbero essere i cuscinetti del cestello e dovrete chiamare l’assistenza tecnica.

Rumore durante lo scarico 

Verificare la presenza di corpi estranei nella pompa. Può capitare a volte che alcuni corpi estranei non restino all’interno del filtro della lavatrice ma vengano spinti addirittura nel tubo di scarico. Sassi, ghiaia, pezzi di carta o piccole monete sono solo alcuni protagonisti di questo inconveniente.

Non scarica l’acqua di lavaggio o vi lascia i capi umidi anche dopo la centrifuga.

Prima di urlare al disastro provate a controllare che il tubo di scarico sul retro della lavatrice non sia piegato o strozzato. Spesso durante le pulizie può capitare di non risistemare alla perfezione la lavatrice e sistemare alla perfezione tubo può essere l’ultimo vostro pensiero, Se vedete che è tutto a posto , controllate bene che il filtro non sia intasato.

I simboli della lavatrice

Mi sono chiesta come mai nelle interfacce delle lavatrici in particolare modo vengono spesso affiancati i simboli al testo per rappresentare i programmi di lavaggio o le opzioni.

Se una volta le lavatrici avevano solo due manopole di cui una aveva numeri o al massimo lettere , ora si sta diffondendo sempre di più il “solo testo” anche nel caso del digitale.

A me i simboli piacciono, li trovo riassuntivi e altamente sfidanti. Oltre ai grandi classici cotone e “lavaggio a mano”, gli altri chi li avrà inventati? Chi avrà inventato la consuetudine di allegare alla dicitura “sintetici” , il simbolo della provetta chimica?

Quali studi ci sono dietro alla semplicità d’uso di questi elettrodomestici? Da dove nascono?

I simboli utilizzati sulle lavatrici derivano sostanzialmente da quelli che troviamo riportati sui nostri capi di abbigliamento e cambiano a seconda del Paese di appartenenza. I singoli comitati dell’Unione Europea stanno rivedendo gli standard delle etichette di manutenzione esistenti in collaborazione con altri organismi internazionali, in modo che possano creare un sistema unificato.

I simboli utilizzati in Europa sono un marchio GENETEX ovvero dell’Associazione Internazionale per l’Etichettatura di Manutenzione del Tessile (GINETEX) , l’organismo mondiale che governa le etichette di manutenzione dal 1975.

I Paesi membri del GINETEX sono Belgio, Francia, Germania, Inghilterra, Olanda, Israele, Austria, Svizzera e Spagna.

Una corretta etichetta di manutenzione per i Paesi europei deve necessariamente comprendere almeno quattro e talvolta cinque simboli nel seguente ordine: 1) lavaggio, 2) candeggio, 3) stiratura, 4) lavaggio a secco e 5) asciugatura.

Ultimamente c’è sempre più spazio per il testo perchè la varietà di prodotti tessili e le variabili di lavaggio cominciano ad essere troppo particolari per essere riassunte in un simbolo così come l’alfabetizzazione è sempre meno diffusa e il ricorrere a simboli e numeri , superfluo.

I simboli utili che troviamo generalmente in tutte le lavatrici  sono questi.

Nel cassetto detersivi:

  1. Bacinella con una linea verticale -> PRELAVAGGIO. Qui potete inserire smacchiatori, piccole quantità di detersivo che vanno a lavare lo sporco ostinato prima del lavaggio classico.
  2. Bacinella con due linee verticali-> LAVAGGIO.  Qui va inserito il detersivo per il lavaggio .
  3. Piccolo cassetto che può essere singolo oppure posizionato sopra alla sezione del prelavaggio, colorato in maniera diversa dagli altri e con un fiore stilizzato -> Qui è dove va inserito L’AMMORBIDENTE.

 

Attorno alla manopola della lavatrice invece i simboli più comuni sono:

  1. COTONE.  Vi sembrerà una specie di fungo o un pop-corn ma l’intenzione è quella di rappresentare un fiore di cotone. In altri casi invece può essere semplicemente una maglietta maniche corte o lunghe.
  2. SINTETICI. Più o meno stilizzata questa icona sarà sempre una provetta da esperimenti chimici e avrà la forma di un triangolo aperto su un lato.
  3. LANA. Viene utilizzato molto spesso il simbolo Woolmark che consiste in tre gomitoli di lana posizionati l’uno vicino all’altro, come un triangolo intrecciato. In qualche caso invece viene disegnato per bene un gomitolo di lana con tanto di ferri da lavoro. Nel caso ci sia LANA/A MANO troverete il simbolo di una bacinella con una mano stilizzata in posizione verticale o diagonale.
  4. DELICATI. Il simbolo per antonomasia dei delicato è il fiore. Non come quello dell’ammorbidente che è senza il pistillo centrale e senza il gambo ma un vero e proprio fiorellino di campo, come quelli disegnati dai bambini.
  5. A FREDDO. Il simbolo del lavaggio a freddo è il fiocco di neve , a volte inserito all’interno di una bacinella , altre volte da solo.
  6. SETA.  La seta viene spesso rappresentata con una farfalla , in verticale o in diagonale come se volasse.
  7. PIUMONI. Questo programma viene rappresentato in tre modi: con una piuma d’oca, una giacca a piumino o una coperta trapuntata che ricorda il piumone da letto vero e proprio.
  8. RAPIDO/QUOTIDIANO. Forse se non venisse rappresentato da un orologio in fuga,  con quelle tre linee che stanno a simboleggiare la velocità, non sarebbe il programma più usato al mondo.
  9. STIROFACILE. Più che un programma è una opzione ed è un ferro da stiro stilizzato. Su alcuni modelli di lavatrice lo si può trovare con le stesse tre linee del programma rapido, sempre a simboleggiare la velocità di esecuzione.
  10. AMMOLLO/ RISCIACQUO. Troviamo semplicemente una bacinella piena d’acqua quasi fino all’orlo oppure una bacinella con delle gocce che la riempiono.
  11. SCARICO DELL’ACQUA. Uno dei simboli più semplici. Viene disegnato come una bacinella riempita con acqua fino a metà e una linea verticale al centro che ne taglia il fondo . Nelle lavatrici più recenti, questa linea diventa una freccia con la punta rivolta verso il basso.
  12. CENTRIFUGA. La centrifuga è rappresentata da un simbolo simile a una chiocciola o ad un vortice che, in alcuni modelli che lo prevedono , può essere ad un solo anello o a più anelli, a seconda che la centrifuga sia “delicata”o “forte”.
  13. ECOLOGICI . Sono le versioni dei programmi classici però a ridotto consumo energetico. Solitamente vengono indicati da una etichetta o freccia simile a un segnale stradale con la punta rivolta verso l’interno.

 

Questi sono i  i simboli della lavatrice più utilizzati in modo che possiate riconoscerli anche senza il testo a fianco. Per qualsiasi dubbio ad ogni modo conservate e leggete sempre il  libretto d’istruzioni. La tabella esplicativa si trova quasi sempre nelle prime tre pagine.

 

 

 

 

Lavatrici di legno

Settimana scorsa sono stata a Padova, la mia città dei tempi universitari e ho avuto una piccola illuminazione per scrivere il post di oggi.

Per l’esame di Olmi, Scienza Politica se non sbaglio , oltre al manuale principale , Tempo e diplomazia, avevo dovuto studiare un testo particolare a scelta tra un libretto che trattava di malattie e carestie e l’altro di vele e cannoni . Le facili ironie si sprecano ma mai quanto le risate ad immaginare i soldati mentre caricavano i primi cannoni da guerra fatti in legno: di fatto un’arma monouso ! Inutile dire quale ho scelto.

Cosa c’entra con questo post? Perché anche le prime lavatrici erano in legno. E molte donne hanno rischiato la vita !

Secondo alcuni storici,  il titolo di inventore della lavatrice spetterebbe all’americano  William Blackstone , un mercante che aveva particolarmente a cuore le fatiche domestiche di sua moglie. Infatti, nel 1874  le regalò per il suo compleanno, un barile di legno da riempire con acqua calda e sapone. All’interno del barile c’era un perno dotato di pioli che, ruotando, muoveva i panni e li lavava.

Non è chiaro poi se successivamente uomini che decisero di costruirla in metallo e dotarla di elettricità volessero far fuori le consorti.  Un difetto non trascurabile era infatti che nei primi modelli  il motore elettrico non era ben isolato dal cestello e spesso, riceveva spruzzi d’acqua che causavano cortocircuiti e pericolosissime scosse elettriche .

Dopo aver risolto questo PICCOLO inconveniente si passò al migliorare la stabilità di questo innovativo elettrodomestico.

La Germania , che già prima della seconda guerra mondiale aveva iniziato la produzione di lavatrici, riprese continuando sulla scia della tecnologia inizialmente adottata ma i prodotti erano però privi di sospensioni (la vasca era solidale con la scocca della macchina) che ne rendevano piuttosto complicata l’installazione: dovevano infatti essere fissate al pavimento o si ribaltavano.  Fu introdotta allora la soluzione del blocco di cemento interno  (di ghisa nel caso di Miele) per rendere stabile la macchina e facilmente installabile in ogni parte della casa.

Grande invenzione davvero.

In fondo, il mondo è sempre stato mosso da un uomo che vuole rendere felice una donna, le facilita un compito ingrato, pensa di farle un piacere e invece no!

Chissà quante se ne sono sentite dire il povero Blackstone e i suoi successori : “non funziona!”,” È’ troppo piccola!”,”Cosa ci faccio con sto aggeggio!”, “Dove bisogna schiacciare?”, “Ho preso la scossa! Vuoi uccidermi?”, ” la roba non viene pulita!lavo a mano!”.

In fondo siamo una certezza: mai contente. 

Ieri, oggi e domani .