Milano Design Week: gli elettrodomestici che valeva davvero la pena vedere.

All’interno del Salone del Mobile e della Milano Design Week, un anno sì e uno no, c’è Eurocucina, la fiera dedicata a tutte le novità dell’arredamento cucina e relativi elettrodomestici.

Ma quest’anno, come vedete ho tardato più del solito a raccontarvela: c’era veramente troppa roba! Le dimensioni di questo evento stanno diventando sempre più grandi e le cose da vedere, tantissime.  Ho pensato di mostrarvi gli elettrodomestici che mi hanno colpita di più.

I prodotti a cui mi avvicinavo rientravano sempre in queste categorie:

  1. Quelli che costano una fucilata ma valgono i soldi che costano.                       .
  2. Quelli che ne compreresti uno per colore.
  3. Quelli di design che ti fanno venire il dubbio su cosa sono realmente.
  4. Quelli iper connessi.
  5. Quelli strani forte.

Cominciamo.

MIELE 

 “Quelli che costano una fucilata ma valgono i soldi che costano”.

Il commento di mia madre al video del filetto di salmone cotto solo per metà: “Faceva così anche il mio vecchio forno. E’ per quello che l’ho cambiato.”

Mamma, non capisci un tubo.

Il Dialog Oven è la vera novità di Eurocucina 2018: un metodo di cottura diverso dagli altri perchè utilizza la cosiddetta cottura volumetrica.  Semplificando, si può dire che è un forno dotato di un modulatore che genera onde elettromagnetiche in una specifica gamma di frequenze e le distribuisce nel vano cottura tramite due sensori.  Queste frequenze forniscono un feedback sulla quantità di energia assorbita dal cibo, che viene dunque modulata di conseguenza. In questo modo, ingredienti con differenti tempi di cottura possono essere disposti insieme su una teglia ed essere cotti alla perfezione esattamente nello stesso tempo e  la durata di cottura si accorcia fino al 70% rispetto ai metodi convenzionali. È tutta questione di chimica: le molecole nel cibo sono disposte in modi diversi e cambiano la loro disposizione durante la cottura, in base a questa modulazione i sensori comunicano al sistema la quantità di onde elettromagnetiche necessaria a completare la cottura. Il cibo viene cotto in modo “volumetrico” e quindi omogeneo: un filetto di carne, ad esempio, viene rosato uniformemente dai bordi fino al centro. Cosa assai difficile in un forno convenzionale, dove il calore cuoce sempre dall’esterno verso l’interno, consegnando spesso una carne perfetta al centro ma troppo cotta sui bordi.

E’ chiaro che non è un forno per chi cucina poco ma un prodotto dedicato ad appassionati, che vogliono raggiungere risultati da ristorante gourmet anche a casa. E per questo forno, Miele parla proprio di   “unità gourmet”,  calcolando il valore di una unità gourmet come un kilojoule, riferendosi alla quantità di energia da trasmettere al cibo, mentre per “intensità” definisce quanto velocemente gli alimenti devono assorbire questa energia.

Difficile? Sicuramente Miele organizzerà formazione ed eventi dedicati per farvelo conoscere meglio. Voglia di sperimentare, buona volontà e tanta passione per la cucina dovranno però essere le caratteristiche fondamentali di chi lo vorrà come compagno di brigata tra i fornelli.

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SMEG

” Quelli che ne compreresti uno per colore” 

Come quando entri da Zara, trovi un paio di pantaloni che ti stanno bene e decidi di comprarli in tutte le tonalità.

Entro nello stand e faccio slalom tra russi, arabi e giapponesi intenti a fotografare i famosi frigoriferi “Fab” della linea anni ’50. I frigoriferi più amati del mondo sono stati rivisitati con nuove colorazioni, lucide e opache ma soprattutto è stata aumentata la capacità, migliorate le finiture interne e la classe energetica, fino ad arrivare ad A+ .

Sfido chiunque a non volerne uno per colore da mettere in ogni maledetta stanza della propria casa ideale.

Assieme alle cucine ” Portofino” , che io vorrei subito per la mia casa dei sogni!

Una perfetta linea di design per un modello di cucina a gasin 8 diversi colori e, per l’Italia, in due configurazioni: forno pirolitico con piano a gas, forno multifunzione con piano a gas. La linea estetica Portofino comprende anche la cappa aspirante a parete perfettamente coordinata ed è stata realizzata in modo da poter essere collocata sia a libero posizionamento, che in versione “Slot-in”, ovvero integrata in una cucina, come fosse ad incasso. Questo è possibile grazie all’allineamento perfetto tra superficie di cottura e apertura del forno, senza pericolo di rovinare la mobilia.

I modelli esposti al Salone del Mobile erano la versione studiata per il mercato americano e la loro caratteristica principale è la dimensione: sono ENORMI. Misurano un metro e venti di lunghezza e visto anche il loro incredibile assorbimento energetico di quasi 12 kw, in Italia dovremmo aver bisogno di un generatore elettrico in giardino per farle funzionare. Il piano cottura non è semplicemente a gas e il forno non è semplicemente un forno: anzi.  Sfruttando le dimensioni, Smeg ci da la possibilità di tre diversi sistemi di cottura, combinando piano gas, induzione, piastra teppanyaki o grill. I forni in realtà possono essere anche due, uno più grande e uno di minore capacità, credo anche per rispondere alla annosa questione del “non accendo il forno per questa minima cosa, né la scaldo al microonde perché sennò mi si ammoscia tutta”.

Beati gli americani, in questo caso.

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FABER“Quelli di design che ti fanno venire il dubbio su cosa sono realmente.”

“E’ una cappa? Ma se sembra un televisore!”

In effetti appena ci sono passata a fianco , questa è stata la prima cosa che ho pensato.

Sembrava un televisore sopra a un piano cottura e ho subito pensato alle enormi problematiche che avrebbe potuto avere una soluzione simile. Invece era una cappa a parete di nuova generazione.

Una cappa a parete “flat”, Faber la aveva già creata con Talika e il sistema aspirante Nautilus ma con Twice, il design e le performance hanno fatto un’ulteriore passo avanti. Il  vetro con cui è stata realizzata è un elemento in più per renderla maggiormente simile a un “touch screen”.  Parlando di caratteristiche tecniche, la novità è  la tecnologia Aries, che prende il nome dalla forma del diffusore interno dei motori, che ricorda la testa di un ariete. Grazie alla potenza di due motori brushless, Aries aggiunge performance di oltre 700 m3 di capacità aspirante, abbattendo anche la rumorosità. Tutto questo permette alle cappe della serie Vertical  di raggiungere la classe energetica A+, livello che per questo elettrodomestico è sempre stata una chimera. Minimo ingombro, bassa rumorosità anche al massimo della potenza e impatto estetico molto limitato nell’ambiente cucina, perchè si integra perfettamente con qualsiasi arredamento, anche nella versione silver.

Magari non sarà facilissima da pulire ma non esiste nulla che possa levarci questa incombenza, quindi evitate solo di avere le mani unte quando dovete aprirla per aumentare la potenza.

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AEG 

“Quelli iper connessi”

Il piano cottura per quelle come me: quelle disorganizzate, che vogliono mangiare sano e in fretta e finisce che bruciano tutto. Ah ma gli schermi touch li sappiamo usare bene.

Partendo dal presupposto che stiamo parlando di piano a induzione.

Induzione perchè lo sbatti di pulire il gas non fa per me, mentre dare una passata sul piano a induzione ci metto cinque secondi e me la sono anche già messa via che basta un granello di sale per poterlo graffiare. Infatti io in cucina il sale non lo uso, tiè.

In  breve, il piano imposta da solo la temperatura perfetta e monitora costantemente il livello di cottura: basta selezionare sul display touch a colori integrato, il tipo di alimento da cucinare e di cottura desiderata. Il piano attiverà autonomamente il programma di Cottura Assistita più adatto e grazie alla tecnologia SenseCook Fry riconoscerà in maniera automatica la pentola, suggerendo il momento ideale per iniziare a cuocere, impostando la temperatura ottimale per ogni varietà di alimento, monitorando in maniera precisa e costante il livello e le fasi di cottura.

Disponibile in due modelli, di dimensioni da 60 o 80 cm, il piano MaxiSense in vetro nero bisellato è composto da 4 zone cottura ed è dotato di un’area che permette l’utilizzo di pentole di qualsiasi forma o misura. La speciale funzione PowerSlide attiva tre zone diverse con tre livelli di temperatura preimpostata, per facilitare ogni fase di preparazione e garantire un’esperienza da Chef professionale.

Niente più ansie di capire quale cosa cuocere per prima con il pericolo di andare oltre il tempo di cottura o peggio, bruciare tutto se ci sono ospiti che vi mandano in confusione.

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ELECTROLUX

“Quelli strani forte”

L’elettrodomestico per chi è ossessionato dai microbi oppure deve eliminare le tracce di un crimine. In breve, per psicopatici o lanciatori di coltelli.

La avete mai vista una lavacoltelli e tagliere ad incasso? Eh? No, vero?

Io sì e sono rimasta molto ammirata.

Electrolux ha pensato, giustamente, che la società di oggi sia piena zeppa di devianze mentali. Quanti articoli online avete trovato sui microbi che si accumulano sui taglieri di legno? O sui cucchiai di legno? Vi dicono anche di scegliere quelli in plastica che però lasciano tutti quei segni marroncini con l’andare del tempo. Per non parlare della paura di non riuscire a togliere lo sporco dalle lame dei coltelli in titanio che costano come una rata del mutuo.

A parte gli scherzi esistono molte persone con allergie serie che devono lavare sempre scrupolosamente gli attrezzi da cucina e questo elettrodomestico può aiutarli molto.Se nella vostra cucina ad isola avete dello spazio che vi avanza, io una lavacoltelli ad incasso la metterei e sono molto seria. E’ di quelle cose ASSOLUTAMENTE da mostrare agli amici quando vengono vedere casa nuova per la prima volta.

Per approfondire la questione vi invito a cliccare sul nome del brand di ogni elettrodomestico di cui vi ho parlato, sono in colore blu non per un mio vezzo ma perchè c’è il link diretto ai loro siti web.

Se volete invece guardare le storie in evidenza sul mio profilo  Instagram (@caricovariabile)  troverete anche molti altri modelli e prodotti, divisi diligentemente per casa produttrice.

Son brava o no?

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Per vedere i prezzi

Quel che ho visto in anteprima da FICO Eataly World.

L’inaugurazione è stata ieri e avrete visto mille servizi in tv, ne avrete sentito parlare in radio, su social media, magazine online e a breve troverete anche articoli su riviste cartacee.

Io grazie ad una mia amica , giovedì 9 Novembre ho avuto la fortuna di poter vedere in anteprima per la stampa il nuovissimo FICO ( Fabbrica Italiana Contadina) a Bologna.

Il CAAB, mercato ortofrutticolo della città è stato riconvertito in un progetto straordinario ideato da Andrea Segrè, presidente della neonata Fondazione FICO e Oscar Farinetti, fondatore di Eataly , in collaborazione con Alessandro Bonfiglioli, direttore generale CAAB. L’ambizione è quella di essere il più grande centro al mondo ( si espande all’incirca su 80.000 mq.) per la celebrazione della bellezza dell’agro-alimentare italiano,  con l’obiettivo di diventare punto di riferimento museale, didattico e commerciale.

Io però non voglio annoiarvi o copiare i comunicati stampa ma spiegare quel che ho visto, così come lo racconto a chi mi chiede: “Allora? Come ti è sembrato?”.

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Mi è sembrato enorme. Grandissimo. Avevo mal di testa quando sono uscita. Ma l’idea è straordinaria. I giornalisti stranieri erano esterrefatti , mentre gli italiani mantenevano un certo contegno.  Alla destra dell’entrata c’era una rastrelliera con tantissime biciclette Bianchi di color turchese, con cestini di legno per poter sfrecciare all’interno di Fico e caricare gli acquisti senza fare fatica. La possibilità di girare tutto il mercato in bicicletta dà già una idea della mole della struttura.

Ci hanno consegnato un numero per poterci accodare ad un gruppo che seguiva una guida autorizzata di Fico, che aveva l’ambizione di portarci a visitare il mercato prima della conferenza stampa nel centro congressi. Erano quasi le undici del mattino e la fame si faceva sentire, siamo riuscite a seguire il nostro gruppo per circa metà percorso, dopodiché ci siamo lanciate a curiosare tra una bottega e l’altra.

FICO si sviluppa secondo un progetto concentrico che prevede nelle aree esterne attorno alla struttura, campi coltivati, stalle, vigneti e aree dedicate a piante aromatiche, macchia mediterranea, tartufaia, frutti dimenticati per arrivare al museo della civiltà contadina e alla agricoltura biodinamica.

Alcune zone dovevano finire d’esser allestite come il museo della civiltà contadina con gli attrezzi da lavoro e non c’erano ancora tutti gli animali all’interno delle stalle ma c’era grande fermento. I cartelli intimavano calma, ordine, e di non dare da mangiare o toccare gli animali ma sarà davvero difficile che vengano rispettati. Spero saranno presenti alcune guardie che li tutelino perché, viste le premesse sarà un caso molto simile all’EXPO di Milano.

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Nella parte interna invece, le botteghe più grandi hanno una particolarità che a me fa impazzire: il laboratorio a vista. FICO le chiama “le fabbriche” e a tutti gli effetti sono, in piccolo, i laboratori dove vengono creati prodotti alimentari d’eccellenza, così come accade nella sede principale. Centrale del latte Granarolo, Birra Baladin, Olio Roi, Pasta di Campofilone, Panificio Forno Calzolari sono solo alcuni dei nomi che, oltre alla classica vendita, producono in loco e organizzano corsi di formazione e degustazioni.

In quasi tutte le botteghe del mercato, che si espande su 9000 metri quadri, si possono acquistare anche i prodotti marchiati FICO, come latte, mozzarella, burrata, ricotta, yogurt, squaquerone, mortadella, pasta fresca, salsicce e salami di suino nero, confetture, sughi, olio, confetti, pasta di semola, olio e caramelle..

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Sempre in un’ottica didattica ci sono invece per grandi e piccoli molte aree dedicate ma  quelle più significative , secondo me per la filosofia della  zone interattive che vengono chiamate “giostre”. Sei installazioni dedicate al rapporto dell’uomo con fuoco, animali, terra, mare, vino e alla visione del futuro dell’agricoltura: la coltivazione idroponica.  In questo modo possiamo essere informati sulla realtà della agricoltura, dell’allevamento e della pesca, in maniera veloce e senza annoiarci.

Al centro dei lunghi corridoi di FICO troviamo chioschi e ristoranti di altissima qualità, tra cui anche il ristorante stellato “Guido di Rimini” che propone piatti di pesce gourmet.

Ecco dove mi sono fermata ad assaggiare prelibatezze:

  • Consorzio Grana Padano, dove ho assaggiato formaggi con particolari tipologie di miele e mostarde in abbinata a prodotti di latte vaccino e caprino.
  • Rossopomodoro , dove ho avuto seria difficoltà a mangiare una fumante pizza margherita piegata a portafoglio, cotta nel forno a legna.
  • “Bistrot della panetteria” del Forno Calzolari, dove ho assaggiato dei biscotti con gocce di cioccolato spaziali,  che mi sono fermata a prendere anche al ritorno e non potevo ancora acquistare. Mannaggia.
  • La “Pescheria” della Nave Errante dove servivano ostriche e bollicine, panini con cruditè di pesce ma io ho preferito una buonissima tartara di pesce spada. Le ostriche non mi piacciono molto ma il pesce spada era di una morbidezza e di un sapore straordinari.
  • “Focacceria Ulivo Bistrot”, letteralmente preso d’assalto un pò da tutti. Focacce strepitose che potevano essere farcite al momento, pizza e birra bianca “Montefollia” del birrificio Nadir di Sanremo, la prima birra al mondo con foglie d’ulivo nata in collaborazione con il Frantoio “Roi” . Sul retro si poteva vedere il frantoio già in funzione dove scorreva olio  mentre gustavamo le focacce e ci muovevamo tra i mille prodotti a marchio “Roi” dove l’olio è sempre uno degli ingredienti principali : dalla cosmesi alle birre.
  • Birrificio “Baladin”, proprio di fronte al Frantoio “Roi” dove in anteprima abbiamo assaggiato la birra Baladin per FICO. Una birra nata con sole materie prime italiane per raccontare attraverso i suoi profumi e aromi l’eccellenza del nostro Paese,  che sarà presente nei ristoranti di FICO che serviranno birra alla spina. Oltre all’area degustazione , dietro ad ampie vetrate si può vedere l’impianto del birrificio in scala ridotta realizzato per FICO.  Avrà un duplice compito: produzione e didattica. Ogni giorno verrà attivato un corso nel quale i partecipanti potranno conoscere la materia prima, le principali fasi di produzione e assaggiare diversi tipi di birre artigianali per comprenderne le caratteristiche.
  • La cioccolateria “Venchi” con una vera e propria “Chocolate Experience”. Si sceglie il cioccolatino che più ci ispira e si entra in una stanza che assomiglia ad una sala trucco dove mentre lo assaggiamo , uno specchio registra le nostre espressioni facciali, analizzandole. Proseguendo entriamo in una sala dove vediamo come il nostro volto ha reagito alle sensazioni che il cioccolato ci ha dato. Visi soddisfatti è dire poco!

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La stanchezza ormai la faceva da padrone e per ultima abbiamo visitato la giostra del futuro dove è installata una vera coltivazione idroponica di verdura e aromi .

Abbiamo preso un seme, lo abbiamo inserito in un cubo di lana di roccia e posizionato in uno delle appositi riquadri a contatto con l’acqua della coltivazione idroponica. Scaricando l’applicazione possiamo tenerne sotto controllo la crescita ed è un modo molto intelligente per far comprendere a tutti come sarà sempre più importante trovare nuove strategie di coltivazione nel settore agroalimentare.

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Vicino all’uscita di FICO c’è tutto il settore dell’eccellenza italiana NON ALIMENTARE, riguardante la casa e il design dove troviamo i marchi : Tvs, Kartell, Industria Vetraria Valdarnese, Fratelli Guzzini, Schonhuber, Coltellerie Berti, Tessitura Toscana, Rcr Cristalleria Italiana, Sambonet, Paderno, Whirpool, Ruffoni, Alessi, Marcato, Smeg.

Gli stand di Whirlpool e Smeg contengono il meglio delle rispettive gamme di piccoli elettrodomestici con qualche modello di punta della gamma grandi elettrodomestici.  Lo stand di Smeg, invece ha deciso di puntare tutto sulle linee colorate e accattivanti della linea 50style, riconoscibile e amatissima sia in Italia che all’estero.

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Whirlpool oltre ad avere una bottega che punta sulle ultime novità per tecnologia e design ha ideato una particolare installazione all’interno dell’area food: uno showcooking  diverso dal solito. Conosciamo bene ormai gli showcooking dove il cibo e gli elettrodomestici sono protagonisti ma in questo caso, la componente principale era la musica. Un forno Kitchenaid ( marchio che fa parte della Whirlpool Corporation) installato a scomparsa in un pianoforte a coda, dove un bravissimo musicista eseguiva musica jazz.

Le casse somigliano molto a quelle di Ikea ma la cosa più intelligente è stato posizionare subito dopo , gli sportelli di “Poste Italiane”. Fenomenale intuizione per un sito come FICO, di facile accesso per tutti.  Italiani e stranieri potranno acquistare tutto quello che vogliono, senza dover pensare al peso del bagaglio ma semplicemente spedendolo al termine dell’acquisto.

Il mio riassunto è questo:

  1. Se soffrite di mal di testa non andateci nel weekend ma prendetevi un giorno di ferie per fare dei bellissimi regali che poi potrete spedire direttamente  a casa dei destinatari.
  2. Scegliete sul calendario di FICO, un laboratorio come quello ad esempio della birra perché è una bellissima esperienza che fa comprendere meglio tutto il lavoro che c’è dietro a un prodotto di qualità.
  3. Portateci soprattutto i bambini perché c’è tutto quello di cui hanno bisogno per imparare qualcosa di nuovo, amare e rispettare la natura e i prodotti italiani, assaggiare nuove tipologie di cibo e affinare il gusto, fin da piccoli. Mi raccomando fate loro rispettare le regole per avvicinarsi agli animali.
  4. Andate a FICO senza preconcetti, evitando il disfattismo che come italiani ci contraddistingue, consci che la perfezione non esiste ma lavorando sodo, come è stato fatto in questo caso, ci si può avvicinare.

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Impastatrici,robot e affini

Oggi le cime sono bianche e l’inverno è finalmente arrivato. Più fa freddo più mi vien voglia di cucinare, non c’è verso. Niente fa più atmosfera natalizia di un forno acceso.

Ci sono tante scuole di pensiero in cucina e soprattutto nell’uso dei piccoli elettrodomestici: chi non può più fare a meno del Bimby, oltranzisti KitchenAid, fan sfegatati di Kenwood e chi più ne ha più ne metta.

Personalmente ho il Bimby ma lo uso come un robot da cucina, la funzione cottura viene attivata poco e niente, ogni tanto per le vellutate, ecco. Non sono soddisfatta di come fa gli impasti lievitati di pizza, torte e pane perché non ti ritrovi una bella palla di impasto uniforme come con la planetaria ma una palla tutta tagliuzzata.

L’impastatrice sarà il mio prossimo acquisto.E dopo attente valutazioni sarà una Kitchenaid.

Per l’assistenza post-vendita eccezionale, per i materiali con cui è costruita, per la semplicità d’uso e perché è bellissima.

A differenza di altri ha il motore a iniezione diretta, ovvero il motore è tutto nel braccio di lavoro e non nel corpo macchina, quindi non ha bisogno di molti watt di potenza per funzionare. Non stupitevi quindi se vedrete scritto sull’etichetta 300w di potenza mentre gli altri ne hanno quasi 2000w.

Il corpo è tutto in ghisa in modo da durare nel tempo e non avere problemi di stabilità durante l’utilizzo. Gli accessori sono infiniti e combinabili in mille modi diversi a seconda di quello che cuciniamo di più. Semplice da utilizzare e facile da pulire.

Ultimamente è stata pubblicizzata sui social ma non ancora mostrata e distribuita ai rivenditori, la versione Mini della classica impastatrice Kitchenaid Artisan.

La si può chiamare “planetaria per single”, ha una ciotola da 3,3lt di capacità e lavora circa mezzo chilo di impasto, 250w di potenza, occupa poco spazio e dal lato pratico sono state introdotte piccole migliorie.

Il motore è a corrente continua come nel modello più grande semi-professionale, quello con ciotola da 6lt di capacità e bracci sollevatori.

È stata ridotta di molto la rumorosità in tutte le fasi di lavoro, la ciotola è più bassa e senza manico come nel modello Classic ed è stato tolto l’anello di metallo che stava sopra all’attacco dei ganci in modo da facilitare e velocizzare il cambio frusta/farfalla/gancio impastatore.

Tutti gli accessori classici sono funzionanti anche  nel modello mini anche se la gamma di colori si riduce a sei: nero opaco, grigio opaco, blu, rosa e paprika.

Ma ora la brutta notizia : il prezzo non è Mini.

Dalle informazioni recuperate in fiera due mesi fa, la differenza di prezzo rispetto al modello da 4,8lt è di circa 50€ in meno per la Mini.

Il ragionamento che abbiamo fatto tutti è stato : beh ma a sto punto se c’è così poca differenza, mi prendo quella che almeno un 1kg di impasto per la pizza me lo fa.

Non fa una piega.